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Interni,  Architettura,  Residenziale

Ritorno alle origini

Ad Alagna, in Valsesia, un intervento di ristrutturazione restituisce ad una casa l’identità perduta.

I Walser sono un popolo di origine tedesca con alle spalle una storia di migrazione, iniziata già nell’VIII secolo, che li ha portati a raggiungere Svizzera, Austria e Liechtenstein e, superando il massiccio del Monte Rosa, ad attestarsi anche in Val d’Aosta e in Valsesia, in Piemonte.
Oltre ai forti valori di coesione comunitaria, che li ha portati a mantenere inalterate alcune tradizioni tra cui la lingua originaria, i Walser sono soprattutto noti per la tipologia delle loro abitazioni che realizza un sistema efficiente e armonico dettato dalla necessità di ospitare ad alta quota, e in modo autosufficiente, spazi destinati alla vita famigliare, a quella sociale, al ricovero di animali (sotto lo stesso tetto talvolta) e alla conservazione dei cibi.
In particolare, nella zona di Alagna, nel vercellese, questo tipo di case era ed è caratterizzato da un volume di tre piani fuori terra, con basamento di pietra costruito a secco, su cui appoggiano gli altri due piani realizzati in legno che si concludono con una copertura in lastre di pietra. 

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E’ rifacendosi a questo prezioso tesoro di tradizione che lo studio vercellese di Architetti Associati Pandolfo-Boggio-Garino ha progettato la ristrutturazione di una casa avente in origine caratteristiche comuni con la tipologia Walser; caratteristiche che sono state infelicemente offuscate, se non del tutto annullate, da un intervento edilizio nel corso degli anni ‘60 e’70 che aveva inciso sulla volumetria originaria incrementandola con l’annessione di un corpo di fabbrica basso, realizzato  in calcestruzzo e mattoni, con tetto piano ricoperto in tegole canadesi.
Una “torre” sproporzionatamente alta era stata inoltre giustapposta per contenere i servizi igienici e la pietra a vista del corpo originario veniva annullata da una generale “passata” di intonaco. L’opera che ha riportato alle origini questa casa si inizia ad intravedere proprio da qui: raschiato l’intonaco a calce ecco che il primitivo rivestimento in pietra è “riemerso”, così come, eliminata la pensilina in ferro con copertura in lastre ondulate, si è potuta realizzare la tradizionale balconata in legno (gafio).

Ma sono stati soprattutto la demolizione del “moderno” corpo di fabbrica, incoerente per stile rispetto all’impianto originario, l’inglobamento dell’aggiunto volume dei servizi e la realizzazione di un nuovo tetto con orditura in legno di larice e copertura in piode di beola, che si è ricondotta la struttura alle tipologie locali.
La distribuzione degli ambienti interni è stata completamente modificata.
Da un punto di vista funzionale, nella cantina, dove originariamente si conservavano e stagionavano i formaggi ed invecchiava il vino, è stato realizzato un locale lavanderia con una pompa di calore che alimenta l’impianto di climatizzazione  con pannelli radianti a pavimento: è la versione moderna delle fenditure negli impalcati orizzontali che nelle case Walser dell’ 800 convogliavano nelle stanze superiori il calore della cucina e quello prodotto dagli animali nelle stalle del piano terreno.
Anche il piano terreno attuale include la cucina realizzata con lo stesso legno presente nei rivestimenti; è leggermente decentrata per far posto al camino. Il top, in pietra, ne sottolinea l’importanza e rimarca l’alternanza tra legno e pietra che si avvicendano tra pavimento e pareti.
Il tavolo ha il sapore tipico della Valsesia: massiccio, rettangolare, illuminato da una serie di lampade di design (Fucsia di Flos) mentre le sedie in policarbonato trasparente sono di gusto decisamente contemporaneo.

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La scala in pietra, aggirando il camino, conduce al primo piano che accoglie due camere da letto, un disimpegno e due bagni. Nella camera padronale una nicchia incorniciata e rivestita in legno, ricavata nello spessore della parete in pietra, funge da consolle retro letto. Come per il tavolo da pranzo, anche per la scrivania presente in questa camera si è utilizzato un tavolo in noce, allestimento tipico della zona.
I bagni si presentano con un’alternanza di rivestimenti in legno e ceramica bianca di elegante semplicità.
Dal primo piano, un’altra scala, questa volta in legno, porta al sottotetto; quello che una volta era il fienile, ora, invece, è uno spazio per un’altra confortevole camera ed un altro altrettanto confortevole bagno.

La ristrutturazione comprende anche la realizzazione di una zona “benessere” di circa 50 mq realizzata in un locale collocato sotto l’area esterna e comprendente un bagno turco, una vasca idromassaggio e i relativi servizi igienici.
Particolare cura in questa zona è stata posta nello studio della luce: mancando quella naturale diretta, per evitare un possibile “effetto claustrofobico da locale sotterraneo” sono stati utilizzati dei faretti filtrati da vetri opalini posti tra intercapedine e due piccole finestrature, che creano un realistico effetto di luce solare.

Un’ultima “chicca”: il tavolo rotondo, nell’area esterna di pertinenza, è stato ricavato da una macina di recupero in dotazione ad una miniera della zona, ormai chiusa.


s f o g l i a l a g a l l e r i a


testo
Annamaria Cassani

progetto
Architetti Associati
Pandolfo-Boggio-Garino 

immagini
Adriano Pecchio

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