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Interni,  Residenziale

Questione di cocooning

Ogni cambiamento offre suggestioni che obbligano a pensare in modo diverso, alternativo.

C’è sempre un trauma dietro ogni cambiamento. E il fatto che attualmente si chiami Covid è non più che un dettaglio.  Cambiano i nostri comportamenti e il modo di abitare perché si è drasticamente modificato lo scenario nel quale spendiamo le nostre ore e la quotidianità.
Lo spunto, questa volta, ci arriva dalla ricerca “Think Forward 2021” di We Are Social, quindi da qualcosa che non attiene specificamente ai nostri argomenti eppure, di sponda, coinvolge gli interessi di folderonline. 

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Che cosa dice quest’indagine? Per esempio che la “nuova normalità” di rimanere in casa per un tempo prolungato ha fatto emergere le attività domestiche più orientate al piacere, al passatempo, al comfort food. Tradotto: molte persone hanno attinto dalla piattaforma TikTok per informarsi e divertirsi con il gardening: dobbiamo quindi pensare che un angolo della nostra abitazione, o del balcone, venga allestito allo scopo? E come? Non è un vezzo o una passione momentanea derivata dalla situazione: è una nuova tendenza e, come tale, irreversibile. La piattaforma l’ha ulteriormente amplificata reclutando nuovi adepti. Il marketing direbbe: conosci i desideri del pubblico e soddisfali.  Ma è complicato dedurne aspirazioni ed esigenze poiché queste sono solitamente inconsce.
Ebbene, quest’indagine va oltre: sono le persone stesse ad averci aperto alle loro confidenze. Il valore di ricerche come questa di We Are Social, nonostante l’apparente distanza tra il tema dell’indagine e gli argomenti delle nostre pagine, è quello di aiutarci a comprendere alcune tendenze che, pur affacciandosi in altri ambiti, di fatto ci coinvolgono, ci sollecitano. E potrebbero sfuggirci di mano se sottovalutate o disattese.
Quindi lo spunto per architetti e designer è facilitato: abilità e creatività dovranno esprimersi per definire nuovi spazi nella casa o caratterizzarli per nuove funzioni, trascinando arredi ed accessori capaci di offrire adeguate risposte.

In questo contesto di vincoli e limitazioni, la ricerca di We Are Social  ha anche rivelato che “l’attivismo da divano” va per la maggiore.
Oltre ad interessarsi, molto più che in passato, di temi sociali, sostenibilità e cibi-benessere, le persone si dedicano ad acquisti digitali (quasi raddoppiati nell’ultimo anno): e da dove lo fanno?
Non a tavola, non  appoggiati  alla scrivania, ma sul divano.
E’ quindi il caso di ripensare questo manufatto, improvvisamente assurto a luogo privilegiato per intrattenere relazioni digitali, dotandolo di artifici che rispondano alla nuova funzione?
Come ogni abitudine, una volta entrata nella nostra quotidianità diventa un modo di essere.
Non è tutto: l’attivismo citato da questa ricerca è l’adesione e la condivisione di un trend tuttora in crescita nelle abitudini delle persone.

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La loro attenzione è focalizzata sugli aspetti “bio” degli alimenti, su prodotti etici, su riuso/riciclo, sui temi sociali. Si è compreso ancor meglio che da un iniziale panorama online, tutto si trasferisce in un comportamento reale.
E’ un pubblico quanto mai consapevole e sempre più esigente che stima la propria casa non solo come “prodotto edilizio”, bensì come luogo dove vivere, nel quale godere appieno degli ambienti e dei suoi arredi: confortevole, custode di segreti familiari, rassicurante.Ma anche rappresentativo dei suoi gusti, di uno stile personale, di un’estetica che non rinuncia a scelte “etiche” di materiali, vernici, arredi, finiture.
Sensazioni ed esigenze che, per quanto già presenti, la fragilità di questi momenti ha fatto esplodere in maniera ancora più marcata. Sono argomenti che, più di sempre, oggi assurgono a elemento distintivo e irrinunciabile per chi progetta e realizza case e arredi ma, soprattutto, per chi li acquisterà: la certezza di un aspirazionale “star bene” che derivi anche da scelte consapevoli e sostenibili, capaci di emozionare e interpretare la personalità degli individui. Perché l’abitare è un’esperienza sensoriale. Come convertire queste nuove sensibilità con l’architettura, il design e le nostre pagine?

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Per esempio con una progettazione che, dando per scontata la funzionalità degli ambienti (in verità non sempre così scontata) o degli arredi, sia in grado di obbedire ai nuovi valori: vernici atossiche, riutilizzo o riscoperta di materiali, attenzione all’ambiente.
E tutto ciò in vista di un risultato irrinunciabile e attualmente non compensabile con altro: la sensazione di benessere di chi vi abita (well living), nella convinzione che la salute vada oltre al mix di sport, sonno e alimentazione.
Quindi, il divano che di questi tempi diventa il nuovo ombelico del mondo e dal quale intratteniamo conversazioni digitali o, prossimamente, fors’anche una call con i colleghi di lavoro, dovrà esprimere una seduta confortevole ed ergonomica come mai prima.

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E forse non basta: sarà il caso di equipaggiarlo con tools che facilitino quelle attività? E’ così remota l’idea che il bracciolo contenga una power bank che permetta di non fermarci e ricaricare? Nuove abitudini portano a nuovi oggetti, oppure gli stessi oggetti a nuove funzioni. L’arredo non potrà che recepire queste sollecitazioni traducendole in valori per le persone. E le persone ne faranno argomento di conversazione virtuosa: un word of mouth democratico e potente come mai. La nuova normalità determinata da una prolungata limitazione degli spostamenti ha introdotto anche una differente interpretazione ed esecuzione delle attività lavorative. Una modalità ormai sulla bocca di tutti e che risponde al nome di smartworking.

Poiché non è semplice cambiar casa così, di punto in bianco, scegliendola in base alla nuova situazione imposta dai tempi e dall’azione dell’uomo, sorgerà quanto meno l’obbligo di ridefinire i nostri attuali spazi abitativi, le attrezzature, il mobilio. Infatti, se possiamo aspirare a qualche locale in più nella nostra casa, oppure riconfigurarla intervenendo con lavori che permettano una diversa distribuzione degli ambienti, e con ciò risolvere le mutate esigenze, perché rinunciarvi?E’ evidente che l’esito contempli una serie di risposte che, al di là di quelle scontatamente economiche o logistiche, impattano sugli aspetti psicologici, affettivi e legati all’abitare il luogo che avevamo accuratamente scelto.

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Quindi il più delle volte non resterà che agire sulla funzionalità degli spazi, sulla loro razionalizzazione, su una godibilità capace di farci star bene, a partire soprattutto dagli arredi. Perché, finito questo momento, ci resteranno talune eredità: per esempio un “lavoro domiciliare” che diventerà la regola, così come assisteremo a seminari di formazione o corsi scolastici e universitari condotti sempre più frequentemente on line, in un’inedita mediazione tra reale e virtuale. Il confine home/office sarà ancor più inconsistente: non diremo più “ti sei portato il lavoro a casa” perché sarà l’ambiente domestico ad incaricarsi di trasformarsi in ufficio o in un’aula. La sfida per chi progetta, arreda e realizza mobili come pure per chi abita queste case impone uno sforzo organizzativo, un investimento talvolta importante e non preventivato, sacrifici e capacità di adattamento. Perché si rivolge alla nostra quotidianità: ogni cambiamento si riflette anche in una nuova geometria dell’ambiente domestico che dovrà raccogliere le funzionalità più recenti, esaudire le aspirazioni, centellinare gli spazi per consentirci di goderli appieno.

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Il mobile sarà il nostro nuovo collaboratore domestico multifunzione: il comodino di fianco al letto forse dovrà dimostrare anche altre abilità.
Per esempio trasformarsi in scrittoio per fare i compiti di scuola? Oppure favorirà l’appoggio per il PC e lo schedario, e magari per la mug del nostro caffè? Il valore di ricerche e sondaggi, come abbiamo detto, è quello di offrirci suggestioni che obblighino a pensare in modo diverso, alternativo. Se gli esiti saranno migliori lo dirà il tempo.
Però sapremo come evolve l’immaginario delle persone e ciò che concretamente pensano.
O desiderano.

Progettisti, designer, aziende d’arredo o imprese edili possono felicemente inserirsi con le loro idee, inondarci di suggerimenti e soluzioni per rinnovare la nostra casa come luogo che si mantenga al passo coi tempi e le mutate esigenze, ma che non rinunci al comfort, alla rassicurazione, al senso di appartenenza e di identità di chi vi abita: portavoci anche di un’estetica domestica in cui finiture e arredi (soprattutto) creino ciò che oggi le persone si aspettano, l’“effetto cocooning. Oggi più che mai.


s f o g l i a l a g a l l e r i a


testo  
Riccardo E. Grassi

immagini
Adobe Stock, Pixabay, Pexels, Unsplash

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