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Interni,  Residenziale

“Effetto” Libreria

Reali o immaginarie:  tutto quello che  abbiamo alle spalle.

Le abbiamo notate tutti: coprotagoniste nelle interviste televisive realizzate attraverso piattaforme digitali, alle spalle di personaggi più o meno noti e talvolta più interessanti degli stessi, le librerie hanno fatto da sfondo alla nostra avida ricerca di notizie confortanti lungo tutto il corso di quell’annus horribilis che è stato il 2020.

Antiche, moderne, lineari, modanate; diverse tipologie di librerie per una sola finalità: investire le persone intervistate di autorevolezza e competenza.
In una recente dichiarazione Edoardo de’ Giorgio, esperto in comunicazione e consulente di fashion styling, afferma: “Non c’è dubbio che una libreria ostenti autorevolezza, è rappresentativa di uno status symbol, è cultura di appartenenza e fattore estetico, comunica solidità, senso della famiglia, rispettabilità…
E c’è da scommetterci che, con l’occasione, qualcuno si sia avvicinato di più allo schermo televisivo nel tentativo di soddisfare la propria curiosità per distinguere qualche volto incorniciato nelle foto di famiglia, opportunamente adagiate sui ripiani, o per leggere qualche titolo sul dorso dei numerosi libri presenti.
Sì perché è indubbio che i libri nelle nostre case parlino di noi, raccontino del nostro passato (la nostra formazione) e chiunque getti uno sguardo sulle librerie è come se scrutasse nella nostra sfera più personale.
L’origine del legame simbolico libreria=autorevolezza va ricercata nel XV secolo, agli albori della stampa, quando cominciarono a diffondersi i libri nelle case private.  Fino ad allora i volumi erano stati appannaggio delle sole istituzioni o di pochissime prestigiose famiglie in grado di sostenere gli elevati costi dei pregiati manufatti cartacei. Contemporaneamente alla più larga diffusione dei libri stampati nasce la necessità di realizzare mobili progettati ad hoc in cui le famiglie benestanti potessero metterli in bella mostra a rappresentazione del proprio sapere, simbolo, per l’epoca, di prestigio sociale.

Dapprima rigorosamente chiuse da ante con telaio in legno e pannelli in vetro o realizzati con griglie di ferro battuto, le librerie sono diventate nel corso dei secoli una presenza irrinunciabile per le case aristocratiche prima e per le case borghesi poi, sino ad arrivare ad essere nel XX secolo, con la scolarizzazione di massa, un elemento diffuso in tutte le case, fino a diventare un must.
Del tutto abbandonate le ante di chiusura a protezione del contenuto – il cui valore di mercato è  andato nel tempo a diminuire- le librerie nel mondo dell’interior design contemporaneo sembrano essere al di fuori di qualsiasi moda o tendenza: che si appoggino su intere pareti – a volte confondendosi con esse, con andamenti che sembrano direttamente ricalcati da opere di Mondrian – o che riempiano semplicemente nicchie esistenti, che siano dei pezzi unici d’antiquariato o appartenenti al mondo della grande distribuzione, anche nell’epoca degli e-book  le librerie continuano a mantenere il loro fascino ed il simbolico valore aggiunto di status symbol. della grande distribuzione, anche nell’epoca degli e-book  le librerie continuano a mantenere il loro fascino ed il simbolico valore aggiunto di status symbol.

Zampieri Segni Living
Alcune librerie (B22, Carlton, Joy, Mac Gee, Albero, Bookworm, solo per citarne alcune),  a partire dalla scuola del Bauhaus negli anni 20 del secolo scorso, hanno assunto un carattere iconico: una per tutte, la celebre  Nuvola Rossa (1977) progettata da Vico Magistretti e prodotta da Cassina, pieghevole, con i suoi montanti diagonali che sostengono i ripiani, appare come fondale alle spalle di un noto personaggio televisivo in un recente spot per un’azienda di telefonia.

I materiali utilizzati? Tutti: massello o agglomerato di legno – con finitura in essenza, laminato o lacca – e ancora vetro, cartongesso, ferro verniciato o acciaio corten che garantiscono spessori minimi per gli elementi.

Il concetto di decoro legato al mobile libreria si è talmente radicato che ha interessato negli ultimi anni anche aziende che producono carte da parati: la stampa digitale ad alta qualità ha consentito di poter ottenere immagini con interessanti effetti trompe l’oeil capaci di trasmettere una piacevole e confortevole energia agli ambienti in cui vengono applicate, con effetti scenografici spesso di forte impatto. 

E’ il caso del marchio britannico Cole&Son che propone su raffinate carte da parati le opere di Piero Fornasetti. Le collezioni Libreria ed Ex libris riproducono i celeberrimi temi iconici del poliedrico artista italiano, riproducendone fedelmente il linguaggio grafico e le visioni fantastiche e surreali.

Cole&Son_Fornasetti Senza Tempo_Libreria

C’è anche chi ha cercato di andare oltre il consueto concetto di carta da parati dall’effetto 3D: con il programma Book Access l’azienda italiana INSTABILELAB, accanto al rivestimento vinilico tradizionale, propone una collezione di “elementi contenitori” applicabili direttamente sulle pareti e con un ampio grado di personalizzazione, secondo la traccia grafica del rivestimento stesso, realizzando una parete tridimensionale a tutti gli effetti ed un più completo progetto d’arredo.

Instabilelab BOOK ACCESS 03

E poiché per chiudere il cerchio si deve tornare al punto di partenza merita un richiamo particolare quel  piccolo gioiello dell’arte italiana che è lo studiolo del duca di Montefeltro nel palazzo ducale di Urbino (XV secolo): la boiserie  a tutt’altezza, realizzata ad intarsio ligneo con spettacolari effetti  di profondità ottenuti attraverso l’uso della prospettiva centrale e la tecnica del trompe l’oeil, riproduce mobili con ante aperte e crea effetti illusionistici, attraverso le quali si possono intravedere i simboli del potere e del prestigio  del Duca: le armi, gli strumenti scientifici, quelli musicali e….i libri.


s f o g l i a l a g a l l e r i a


testo
Annamaria Cassani

architetti progettisti  
Emanuela Terrile, Matteo Bulli, Studio Motta&Sironi, Agostino Cirani, Marta Baretti, Aldo Peressa, Manuela Magnaghi, Tommaso Giunchi, Leonardo Macheda, Martina Davanzo, Caterina Pegazzano

immagini  
archivio Cole&Son, archivio Instabilelab, Adriano Pecchio Photographer

guest companies 
Cole&Son, Instabilelab, Zampieri

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