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Interni,  Residenziale

Abitare l’armadio

Quando gli arredi celano mondi inesplorati

Questo lungo viaggio, iniziato mesi fa attraverso i vari ambienti che costituiscono le nostre case e che ci ha rivelato i molteplici significati che trattengono e rivelano, ci porta ora ad aprire, e il termine non è casuale, uno spazio molto particolare, insostituibile nella vita di ogni abitazione: l’armadio.

Anch’esso ha avuto la sua evoluzione nel tempo, se pensiamo che è nato in tempi lontani come piccolo mobile a due ante dove trovavano riparo pochi ma preziosi vestiti, custoditi gelosamente e ordinatamente, ed è poi giunto ai giorni nostri in tutta la sua fierezza e funzionalità, sebbene parlare di armadio in termini tradizionali possa oggi apparire un po’ fuori moda.

Alla sua nascita il compito è quello di custodire armi e da qui il conseguente appellativo armarium; successivamente in esso vengono custoditi anche papiri, codici, reliquie e oggetti religiosi per poi arrivare gradualmente ad assumere il ruolo che ancora oggi detiene, ovvero custode di abiti.

La necessità di ben conservarli, dopo averli faticosamente “conquistati” in quanto frutto di sacrifici anche economici, discende dalle occasioni per esibirli in momenti particolari o esclusivi, quando appunto ci si preparava per indossare “l’abito della festa”.

Gli armadi si son visti aumentare o diminuire nelle proprie dimensioni a seconda del contesto economico e culturale a cui appartenevano. Li notiamo fastosi, decorati, impreziositi anche da altri materiali o incisioni nella Francia di Luigi XIV e Luigi XV, fino a considerarne soprattutto la funzionalità avvicinandoci all’epoca moderna.

Per certo, oltre ad essere la struttura a subire il cambiamento maggiore sono le modalità di utilizzo ad essere variate. Nel corso degli anni, infatti, l’armadio subisce alcune trasformazioni passando attraverso l’aggiunta di sempre più ante, dove il cambio stagionale diventa meno impellente, sino ad arrivare, in tempi già più recenti, alle cabine armadio, così spaziose, lussuose e ben organizzate, illuminate e complete di dettagli e dotazioni da sembrare stanze autonome e con una loro precisa personalità, non più dedicate alla sola funzione di guardaroba

La cura di sé segue i dettami dell’epoca moderna e anche gli armadi si ritrovano custodi di profondi processi psicologici legati all’identità e all’identificazione, oltre che al riconoscimento individuale e sociale.

Così come si ampliano le dimensioni, che sembrano non essere mai sufficienti, così cambia e si amplia anche il significato collegato a quello che è diventato, a tutti gli effetti, un nuovo ambiente, spesso regno dell’hi-tech.
Curioso ed esplicativo l’aneddoto per cui, prima di addentrarmi in riflessioni sul tema, chiedo ad un’amica: “Cos’è l’armadio per te?”. E lei mi risponde: “Non ce l’ho l’armadio, io”. In effetti avrei dovuto ricordarmi che lei ha una vera e propria cabina armadio!

Da mobile che ha lo scopo di “contenere cose”, si trasforma in esperienza sensoriale, viene pensato per il benessere di chi lo vive.

Ritroviamo, una volta ancora, esattamente come negli escursus fatti per gli ambienti precedenti, la necessità di ricavare all’interno della propria casa, degli spazi dedicati al relax e al benessere, spazi che vanno ben oltre la funzione specifica che svolgono, ma sono rappresentativi dell’idea e dell’immagine che si ha di sé e che si vorrebbe trasmettere agli altri. Gli abiti peraltro, veri protagonisti dell’armadio, parlano di noi molto di più di quello che noi stessi possiamo immaginare: quindi è sufficiente un po’ di spazio nella stanza e collocarlo lì, ben in vista.
Piccolo o grande che sia è una presenza che ci rivela.
In questo articolo non tratterò il tema del riordino, argomento ormai abbastanza inflazionato che pretende di indicare quale sia la via maestra per fare ordine e chiarezza dentro di sé prima che fuori di sé, né tantomeno troverete indicazioni tipo “dimmi che armadio hai e ti dirò chi sei”. Mi addentrerò, invece, nel condividere qualche riflessione che vada più a scandagliare il ruolo e il significato simbolico che esso detiene.

Come sostiene l’architetto Massimiliano Di Bartolomeo: “Da bambini era il nascondiglio più sicuro: talmente segreto che dopo un po’ ci attanagliava il dubbio che la mamma non ci avrebbe più trovati. Da adulti, è il luogo delle nostre debolezze e della nostra ostentazione, di quell’aspetto formale che si traduce nelle molteplici maschere e costumi che la nostra quotidianità ci impone. Sicuramente, l’armadio è il luogo più esclusivo e personale di una casa, inaccessibile a qualsiasi ospite: tanto da diventare luogo dove immaginare l’esito finale e surreale di un possibile adulterio”.

In effetti, quanti di noi da bambini hanno giocato a nascondersi dentro l’armadio dei genitori? Quanti si sono persi all’interno di questo mondo magico e misterioso, persi nel provare i vestiti e immaginare storie?

Quanti si ricordano il celebre racconto di C.S. Lewis (1939) “Le cronache di Narnia”, nelle quali è proprio il passaggio attraverso la porta dell’armadio che conduce in un mondo magico parallelo?
E L. Pirandello con “Uno, Nessuno e Centomila” non racconta in maniera perfetta di tutte quelle maschere che indossiamo e poi riponiamo in un armadio, dentro il quale solo a noi è concesso di entrare?

Prosegue Di Bartolomeo “E mentre l’esterno racconta un progetto fatto di materiali e finiture, l’interno è vuoto, neutro e funzionale, poi riempito dei colori e dei tagli che la moda suggerisce”.
Conclude sostenendo: “Proprio come gli abiti e gli accessori che indossiamo. Così, finalmente, anche un armadio vuoto potrà esprimere una personalità: e non quella dell’amante rivelato”.

Di fatto, l’armadio risulta essere la parte più intima della casa e, dunque, parla in profondità di noi.

Anche il mondo onirico è abitato da armadi e, se sappiamo ascoltare, molti sono i messaggi che ci vengono inviati: quel linguaggio ci parla utilizzando simboli ed immagini e racconta di noi molto di più di quello che, a livello conscio, siamo in grado di cogliere e accettare.
L’armadio racchiude, protegge, custodisce, parla dell’immagine che vorremmo mostrare agli altri di noi stessi.
Armadi che compaiono nei nostri sogni ci rivelano del rapporto che abbiamo con la nostra immagine e disvela i problemi che potremmo avere in relazione ad essa.
Ci troviamo a fare i conti anche con il cambiamento profondo che la nostra personalità sta affrontando e con le nostre capacità di adattamento alle varie situazioni sociali in cui ci troviamo immersi.
Gli armadi che abitano i nostri sogni, probabilmente ci parlano di qualcosa che nascondiamo e del quale avremmo bisogno di liberarci; parlano del nostro bisogno di “venire fuori”, dopo troppo tempo, dall’oblio in cui ci si è rifugiati.
Infine, l’armadio è protezione da lesioni emotive, è una sorta di corazza alla quale prestare la debita attenzione per non farsi soffocare.
Dell’armadio si può dire ancora tanto ma ciò che mi preme è stimolare riflessioni, indipendentemente dalle risposte, e portare ognuno di noi a pensare al proprio armadio, agli armadi incontrati nella propria vita.

Non solo quali elementi di arredo della propria casa, ma come elementi di arredo del proprio sé interiore.


s f o g l i a l a g a l l e r i a 


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