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Interni,  Design

Raccontami di te

Gli oggetti parlano di noi e a noi.

Avreste mai pensato di essere circondati da oggetti che parlano di voi, svelando retroscena, storie, segreti che mai avreste voluto raccontare?
Ogni nostra scelta in qualche modo ci mette a nudo e gli oggetti giocano il ruolo di protagonisti spesso inaspettati.
Nella quotidianità gli oggetti raccontano di noi: incontrandoli possono offrirci un duplice canale di lettura. Rivelano il rapporto che instaurano con noi, in maniera funzionale o “psico-patologica”, e possono parlare di noi, ovvero essere testimoni della nostra vita psichica ed emotiva.

Curiosando nella letteratura e nella filmografia troviamo numerosi lavori interessanti sulla Psicologia degli oggetti di uso quotidiano.Il rapporto dell’uomo con l’ambiente che lo circonda è stato indagato in un simpatico lavoro dello psicologo statunitense Donald Norman nel libro “La caffettiera del masochista”, dove si approfondisce soprattutto la difficoltà che talvolta ci troviamo ad avere con determinati oggetti che punteggiano la nostra vita.
Quante volte ci siamo sentiti goffi, in imbarazzo perché tiriamo una porta che, invece, andrebbe spinta o viceversa? Si tratta di un chiaro esempio di “oggetti psico-patologici”, che non funzionano come dovrebbero, spesso per responsabilità di chi li ha progettati.
Il concetto psicologico richiamato in questi casi è quello che Norman definisce “affordance”, ciò che gli oggetti suggeriscono sul loro funzionamento (una sedia è fatta per sedersi!).

Le regole del buon design diventano, allora, fondamentali per costruire un buon rapporto tra oggetto e suo utilizzatore 

L’orologio al rovescio, ovvero antiorario, permette di scardinare schemi concettuali radicati e, di conseguenza, ai progettisti di prestare attenzione allo sviluppo di una migliore interazione ambiente-oggetti.
Gli oggetti parlano di noi e sono lo specchio della nostra personalità, sempre se siamo attenti ad ascoltare ciò che raccontano.
Il loro possesso rappresenta la continuità del sé lungo la nostra vita, la loro perdita può essere liberatoria o costituire una rottura della propria integrità.
Gli oggetti ci accompagnano nelle diverse fasi della nostra età e sono testimoni del nostro cambiamento (oggetti transizionali).
Ognuno di noi avrà la sua personale copertina di Linus, rassicurante e compagna di viaggio in tappe importanti della propria crescita. Oggetti che rischiano di diventare persecutori, quando rappresentano compiti non assolti (scrivanie straripanti di documenti inevasi) o lì a ricordarci delle nostre mancanze.

 

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Vogliamo non considerare il bisogno inarginabile di mettere ordine agli oggetti che ci circondano nel tentativo, vano o riuscito, voler organizzare il nostro mondo interiore?

L’uso degli oggetti può assolvere, allora, anche a una funzione di difesa.
Come ben analizzato nel libro di Giovanni Starace “Gli oggetti e la vita”, esistono diverse tipologie di sé (spirituale, sociale, corporeo…) e ognuna ha una specifica funzione e relazione con il mondo esterno e gli oggetti che lo popolano.
L’abbigliamento, i tatuaggi, gli ornamenti hanno tutti un proprio linguaggio e funzione comunicativa del mondo interno verso quello esterno. L’identità personale si viene a creare attraverso gli oggetti che fin da bambini ci circondano: quaderni, giocattoli, fotografie, mobili, ricordi di viaggio.
Lo specchio, ad esempio, riflette, quindi si pone sulla soglia che separa due mondi.
Le porte servono come protezione dall’esterno, segno di demarcazione, autonomia e riservatezza, ma anche apertura e accoglienza.

Il televisore, altro “accessorio” immancabile ora nelle nostre case, ha subito una grande trasformazione di significato e di utilizzo nel corso del tempo, da oggetto di condivisione e relazione a protagonista assoluto e “isolante”.
Il frigorifero, elemento cruciale della vita familiare, custodisce e conserva per tutti.

Pensiamo a quanto ci racconta della sua trasformazione la cameretta di una bambina e giovane donna poi. 
I colori cambiano, i pupazzi vengono messi in grossi scatoloni in soffitta e così via.

Gli oggetti hanno anche una potente funzione narcisistica a sostegno di un’identità spesso “traballante”. 

Oggetti preziosi riscattano e hanno la funzione di allontanare il rischio di perdere uno status raggiunto.
Altro aspetto è rappresentato dall’accumulazione di oggetti, non necessariamente di valore economico, con connotazioni anche ossessive, i cumulatori seriali.
Gli oggetti, di ogni genere e in ogni stato di conservazione, hanno la funzione di riempire un vuoto interiore, creatosi probabilmente per delle perdite, dei lutti vissuti.

Un oggetto per eccellenza è la casa. 

Le sue mura e i suoi oggetti sono alla base della nostra identità e un riferimento fondamentale: la sua perdita rappresenta una frattura nella propria esistenza.
Il trasloco è momento di sradicamento, separazione e cambiamento molto significativo nell’esistenza di chi lo affronta. La casa è la memoria storica della famiglia.
Gli oggetti sono anche “oggetti di relazione” e il loro modo di utilizzo ci raccontano molto della personalità degli individui, nel privato e nel sociale. Spesso hanno il potere di sostituirsi alle parole, avendo un potere comunicativo non indifferente, come vedremo tra poco.
Ci sopravvivono e parlano di noi anche quando noi non ci siamo più, svelando ciò che per molto tempo abbiamo celato agli occhi più indiscreti.
Posseggono più vite, possono essere quasi come “Uno, nessuno e centomila” di Pirandello. Tutto è intriso di psiche, oltre alla psiche stessa.
Certo, gli oggetti racchiudono in sé un grande valore affettivo e simbolico per chi li possiede, ma anche loro subiscono il “fascino” del consumismo e la loro vita si trasforma da essere eterna ad avere una scadenza a breve.
Ora, non è più tanto l’oggetto in sè ad avere importanza, ma la sua forma.
La pubblicità prende un oggetto ordinario e lo trasforma in straordinario. Da utile, si trasforma in fonte di piacere.

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Nel libro di Chiara Alessi “Tante care cose. Gli oggetti ci hanno cambiato la vita troviamo una rassegna molto curiosa di oggetti che hanno fatto la storia. Oltre al già considerato valore formativo ed affettivo degli oggetti, essi posseggono valore individuale e collettivo.
L’autrice, prima di passare a prendere in considerazione degli oggetti simbolo dei nostri tempi, fa una distinzione interessante tra la casa-museo, intesa come un concentrato di oggetti, fissi nel tempo e il museo-casa, ovvero l’insieme delle cose vissute, che ci appartengono e raccontano di noi.
Chiara Alessi è giornalista, saggista, docente presso il Politecnico di Milano e discendente diretta delle famiglie Bialetti e Alessi. Attraverso brevissimi capitoli ci permette di conoscere la storia degli oggetti che hanno costellato la nostra modernità, perchè è attraverso la conoscenza che possiamo possedere gli oggetti che ci circondano.
Veniamo guidati alla scoperta della nascita della P allungata della Pirelli, che richiama il concetto di elasticità e resilienza, alla nascita delle famose scarpe Superga, che prendono il nome veramente dalla famosa Basilica a Torino.
Quanti di noi sono a conoscenza del fatto che i famosi Baci Perugina sono invenzione di Luisa Spagnoli, conosciuta più come stilista?
La bottiglia del Campari come opera d’arte di design italiano, la macchina da scrivere Olivetti, la rivoluzione bianca con gli elettrodomestici italiani Candy, simbolo del boom economico, passando attraverso le famose Vespa e Ape Piaggio, il primo Autogrill italiano “la Pavesi” a Novara, la signora Rinascente e la S che comincia per E di Esselunga, sono alcuni viaggi nella storia degli oggetti e non solo.

Chiara Alessi parla dell’ “ossessione paradossale dei designer di ridisegnare l’archetipo”. Continuando nel viaggio nel tempo e nella storia, scopriamo la nascita della bicicletta Graziella emblema dell’autonomia femminile, l’origine della Nutella e della MM della metropolitana di Milano, arriviamo alla nascita della sedia pieghevole trasparente, per non disturbare e aggiungere un posto a tavola anche all’ultimo minuto.
Molti oggetti di uso quotidiano hanno poi avuto un grande riconoscimento con il premio del Compasso d’oro.
Simbolo di rivoluzione del ’68 troviamo la poltrona sacco, che porta scalpore nell’ambiente ingessato del tempo.

Avreste mai pensato a definire una calcolatrice come sexy? 

Colore e forma sono in grado di trasformarla. Le lampade Artemide sono un esempio di come le migliori creazioni del design italiano siano nate per rispondere a delle esigenze quotidiane dei loro ideatori. Come non citare i famosi zaini Invicta, che hanno fatto la storia di intere generazioni? Infine, avreste mai pensato a un traliccio della corrente come ad un oggetto di design?
Umberto Eco parla di “oggetto da conversazione”, per il quale la funzione d’uso è secondaria rispetto a

quella comunicativa.
Oggi siamo abituati a un certo livello di inutilità delle cose belle.
Nel film “Le sorelle Macalluso” di Emma Dante si narra l’importanza della casa quale spazio di ricordi, memoria individuale e collettiva, che determina la personalità delle sorelle protagoniste: il passaggio dall’infanzia all’età adulta fino alla loro vecchiaia, in un appartamento nella periferia di Palermo, vicende che determinano lo sviluppo della loro personalità.

Le case che “digeriscono” coloro che ci vivono.

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“ L’armadio e i suoi ripiani, il sècretaire e i suoi cassetti, la cassapanca e il suo doppio fondo, sono veri e propri organi della vita psicologica segreta. Senza questi ‘oggetti’ e alcuni altri così valorizzati, la nostra vita intima mancherebbe di un modello di intimità. Sono oggetti misti, oggetti-soggetti, hanno, come noi, attraverso noi, per noi, un’intimità” (Bachelard 1957, p.103).


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