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Aziendesign,  Design

Aziendesign#1 : MARAC

Il piacere è tutto mio !

“Cominciamo sempre con la realtà e poi ci sovrapponiamo la fantasia: è in questo modo che realizziamo i nostri prodotti”.
È la voce seria e cordiale di Giorgio Fulgosi (direttore commerciale di Marac) che ci intrattiene nella conversazione online che abbiamo organizzato qualche giorno fa. Ed è sempre lui a sintetizzarne la storia: risale al 1969 il battesimo di Marac. Oggi l’azienda non ha più i calzoni corti ma ha mantenuto la freschezza di spirito, la perizia del mestiere e la vitalità del linguaggio espressivo che ne fanno un marchio riconosciuto nel mondo del furniture.
Realtà e fantasia sono quindi gli elementi che appartengono all’approccio filosofico dell’azienda, governata ancora oggi dalla stessa partitura familiare.

L’originalità e il design però, ci spiega Fulgosi, da soli non bastano. Occorre che le mani dell’artigiano facciano il resto. E non è un dettaglio. Gli imbottiti, per esempio: qui non si parla di “schiumato”, cioè di uno stampo riempito e sagomato, bensì di divani con solida struttura in legno non truciolare che successivamente vengono lavorati artigianalmente. Una manualità significativa che assorbe fino al 70% delle fasi di produzione. Ciò consente a Marac di personalizzarne le dimensioni sulle misure dei nostri salotti di casa (negli anni recenti, chissà perché, sempre più piccoli) oltre che le finiture: stoffe, cuciture, modelli arrivano ad essere persino sartoriali.
Accanto al tailor made esiste però anche la produzione seriale, capace di addomesticare i prezzi e raggiungere ottimi traguardi nella distribuzione agli showroom.

Elvis

Un’eccessiva industrializzazione dei processi di cui sono vittime taluni brand, infatti, rischia di disattendere la qualità a vantaggio dell’immagine.”

C’è un altro punto d’orgoglio dell’azienda: è l’esportazione, che coinvolge l’80% dell’intera produzione. I mercati più promettenti continuano ad essere ad est (Cina, Russia, Australia) e nel nord Europa.
Ma se nessuno è profeta in patria, vien da chiedersi: come fa Marac a capire e conoscere i gusti e le esigenze di consumatori così diversi tra loro?
La risposta di Giorgio Fulgosi è divertita e competente, considerato che lui gira per quei mercati così diversi e lontani. All’estero” ci racconta “sanno che noi italiani abbiamo la cultura del prodotto di qualità, lo riconoscono, lo apprezzano e considerano che il prezzo è valore. L’etichetta made in Italy è già una risposta”.
Riguardo ai gusti e alle esigenze scopriamo che l’acquirente straniero si lascia guidare, conosce e desidera mettersi in casa una sorta di way of life italiana. Hanno assorbito i nostri gusti, li cercano, li desiderano. E non per nulla li imitano. È uno stimolo per tutto il made in Italy perseverare su questa strada.

C’è però un aspetto curioso: all’estero viene acquistato il “pacchetto completo”, una sorta di total look che comprende l’intero allestimento visto in vetrina, nelle esposizioni.

Metropoli 2

In Italia no, noi ragioniamo diversamente: acquistiamo il divano da un mobiliere, le sedie in un altro negozio, la libreria da un’altra parte ancora. Siamo architetti delle nostre case: ci piace mostrare il nostro stile, abbiamo una personalissima visione dell’arredo, siamo manifestamente creativi e (sperabilmente) dotati di gusto.
Al di là degli imbottiti e dei complementi d’arredo di cui trabocca il sito dell’azienda, Marac si occupa anche di allestimenti alberghieri, come il Grand Hotel Lido a Venezia. Non è ancora il suo core business ma ci sono tutte le premesse perché questa divisione possa ritagliarsi un meritato spazio.
Un altro aspetto che attrae la nostra attenzione sono le collezioni. La forza vendita di Marac è attenta a quel che succede:

sensazioni, gusti che cambiano e tendenze vengono filtrati e opportunamente reimpiegati per far nascere nuovi prodotti.

Che cosa manca nel catalogo? Le case di oggi che spazi offrono? Quali sono gli accostamenti di colore che “vanno” attualmente? Un paio di collezioni l’anno sono l’esito di questi interrogativi, stimoli che Marac raccoglie dallo zeitgeist. Quindi dall’idea, maturata in azienda e talvolta suggerita da designer esterni, si passa al prototipo. Dopo un paio di mesi, numerosi tentativi, “mal di pancia” e spremute di meningi, l’azienda decide che quel modello può andare in produzione.

tavolo TEDDY sedia ZADIE e ZETEL

E il nome? Chi decide il nome di quel tavolo? Del divano o della sedia?
“Dipende dal momento” confessa Fulgosi “talvolta è uno scatto istintivo, oppure deriva da una sensazione che quell’oggetto esprime o, ancora, sintetizza un percorso. Quando siamo tutti convinti lo battezziamo” e non si fa mancare una confortevole risata.
Il pezzo forte, dichiarato prodotto storico, è il divano Ascot, presente in molti libri di design: sarebbe interessante vederlo raffigurato sul sito, e non solo accennato, soprattutto per informare il pubblico più giovane. E puntare sull’ heritage marketing tanto amato negli ultimi tempi.
Ma in Marac ci stanno già pensando e oltre che digitale non è detto che presto non lo si vedrà, in riedizione, anche in vetrina.
La nostra chiacchierata si sposta poi sulle “parole di moda” nel mondo dell’arredo e del design. E qui il sorriso si fa sornione: Giorgio Fulgosi è persona pratica e schietta e sgombra il campo da false certezze. “Le serie limitate” che vanno di moda oggi, o le cosiddette capsule collection, appartengono più che altro alla sperimentazione: si vedono in giro dei prodotti che giocano con i trend del momento e che vengono realizzati in pochi esemplari perché non si ha certezza che resistano al passare del tempo. Fiammate di creatività che mescolano stilemi e suggestioni d’ogni risma. I prodotti icona (altra parola di moda), invece, interpretano il gusto e l’attualità delle esigenze ma contengono una visione che li consolida nel tempo: “se si vendono a distanza di anni, vuol dire che il pubblico ne riconosce il valore”. Prodotto icona non si nasce, quindi, si diventa.
Terminiamo la nostra conversazione con una interessante rassegna di numeri. Marac è stata presente in 50 edizioni del Salone del Mobile, praticamente a tutti tranne uno, ed espone da 30 anni all’analogo di Colonia. Tutti i suoi prodotti prendono vita e vengono realizzati nello stabilimento di Cantù.
Lo slogan di Marac recita: Tailor Sofa. Ecco, una dichiarazione che non lascia dubbi. E a rafforzarla c’è anche il logo simpaticamente fané: le gambe accavallate di un uomo comodamente seduto che sembra invitarci … a provarlo.
Si dice che le leggende si tramandano o si rivivono. Marac ne sa qualcosa.


s f o g l i a l a g a l l e r i a


a cura di 
Riccardo E. Grassi

immagini archivio
Marac

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