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Interni

L’Antico alla conquista dello spazio (domestico)

Il ruolo e il fascino anticonvenzionale dell’antiquariato nelle case di oggi.

L’esperienza di “MERCANTEINFIERA” di Parma

Quando si dice “da cosa nasce cosa”. Perché è vero che l’idea iniziale doveva portarci a chiacchierare intorno al prossimo appuntamento di Mercanteinfiera poi, però, la verve e la disposizione multidisciplinare di Ilaria Dazzi, responsabile marketing di Fiere Antiquariali di Parma, ci ha indotto a considerare anche altre facce del pianeta antiquariato.
Innanzitutto, com’è da intendersi questo termine. Dobbiamo distinguerlo, ci dice, in Alto (prima del 1850), Medio o Basso, quindi con una classificazione riferita alle epoche piuttosto che ad una scala di valori economici o del pregio in quanto tale.
E’ intuibile che i pezzi d’arredo che appartengono all’Alto antiquariato trascinino con sé risorse economiche coerenti con una certa rarità. Tuttavia ciò è vero solo in parte: anche i pezzi di antiquariato più “recente”, dall’ebanisteria ai libri, alle stampe antiche, agli argenti fino alle ceramiche, si rivolgono ad un pubblico differente ma altrettanto competente, selettivo, attento ai valori, e possono comportare investimenti egualmente importanti.

C’è di più. Negli ultimi anni ha trovato uno spazio di assoluta importanza un’altra “fascia temporale”: il Modernariato. Sono soprattutto gli oggetti che appartengono a questo periodo ad aver visto maggiore effervescenza e interesse. Sono diventati, come si dice, trendy. E così il pubblico si è allargato anche ai giovani.
Perché fino a pochi anni fa pronunciare “antiquariato” portava alla mente i “mobili di casa della nonna”, un misto tra nostalgia e polvere che faticava a mantenersi attuale nelle dinamiche dell’abitare che, nel frattempo, sono molto cambiate.
Modernariato e Vintage attraggono, curiosamente, anche una moltitudine di acquirenti stranieri, specie americani: l’apprezzamento che il nostro design e il made in Italy di quel periodo riscuotono oltreoceano è progressivamente cresciuto nel tempo diventando, oggi, irrinunciabile. Un bel segnale di tendenza che il Mercante ha saputo cogliere e sviluppare con sezioni dedicate a dimostrazione che il collezionismo non è “acqua passata” ma, se ben impostato e compreso, riesce a proporsi come alternativa e nuova “modalità di espressione” nei layout delle nostre abitazioni: è cambiato il concetto di collezionismo che oggi diventa esperienziale. Avere in casa qualche oggetto, come suggerisce Ilaria Dazzi, ci ricorda qualcosa. A questo punto non si tratta più di possederlo, ma considerarlo come una parte delle nostre giornate e delle nostre scelte, ci conforta intimamente.

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Ora lasciamo, per un attimo, parlare i numeri.
Oggi sono presenti circa 1000 espositori ad ogni edizione (primavera e autunno) e i padiglioni vengono presi d’assalto da oltre 50.000 visitatori, sia professionali che privati.
La pandemia ha cambiato l’approccio, era inevitabile, tuttavia l’interesse si mantiene elevato: gli strumenti digitali hanno senz’altro aiutato amplificando la platea delle persone che, con maggior disponibilità di tempo fra smartworking e rarefazione delle possibilità di uscire, si è avvicinata al settore con grande curiosità e partecipazione.
Ma è la Fiera live con le sue relazioni a liberare l’adrenalina: la possibilità di toccare e soppesare gli oggetti, di prendere le misure o informarsi su pezzi o epoche, il faccia a faccia tra operatore e acquirente durante una trattativa, l’emozione di farsi “tirar dentro” di fronte a un oggetto di cui magari non s’immaginava l’esistenza o la sua storia rimangono, a detta degli espositori, suggestioni irrinunciabili.
E che, insieme con eventi e mostre collaterali, diventano parte di una esperienzialità non altrimenti delegabile: c’è partecipazione, coinvolgimento, condivisione e quindi soddisfazione da parte di un pubblico composto non più soltanto di collezionisti.

Perché il Mercante è riuscito a fare anche questo, emancipare il suo ruolo: mantenere un solido legame con appassionati e addetti ai lavori ma soprattutto avvicinare il vasto pubblico. Curiosi, principianti o chi semplicemente cercava un modo diverso di impiegare il tempo e si è trovato piacevolmente intrigato dalle proposte presentate. Potremmo attribuire al Mercante persino una capacità “didattica”: eventi ed iniziative collaterali (dai webinar di questa primavera alle esposizioni tematiche di varia natura, dal giocattolo alla fotografia passando per gli abiti di scena …) ci aiutano a capire meglio le epoche e gli oggetti, il loro vissuto, le curiosità, affinandoci il gusto, riscoprendo il passato, toccando le nostre “corde interne” assopite o mai conosciute, consigliandoci e facendoci sentire quasi quasi anche noi “del mestiere”.
È un doppio appuntamento annuale che, pur mantenendo l’avvincente ritualità della fiera, diventa spazio di edutainment, la fusione ben riuscita tra education e entertainment, una sorta di museo interattivo capace di informare, intrattenere, coinvolgere (e divertire) in un’esperienza “artistica” tutta sua.

C’è un altro aspetto che abbiamo approfondito con il Mercanteinfiera: chi oggi arreda la propria casa con pezzi d’antiquariato? Architetti e designer come si pongono? Ilaria Dazzi non ha dubbi: i professionisti propongono spesso d’inserire qualche pezzo purché in un percorso coerente di progettazione d’interni, prevedendo che nei sistemi di arredo della casa sia compreso anche il mobile, la scrivania o una quadreria d’epoca.
E’ generalmente un layout curato nei dettagli, spesso su misura, rivolto a un pubblico selezionato, sensibile sia per gusto che per possibilità economiche e, non ultimo, che “vede” il valore d’investimento. Gli oggetti, in questi casi, diventano anche un “asset class”, quindi più rivolti all’Alto antiquariato.
Ma la logica, occorre ribadirlo, non è ostentativa, è piuttosto di rappresentatività, di stile, di valori da tramandare.
Ma come abbiamo detto all’inizio, da cosa nasce cosa. E il colloquio ci ha presto condotto a considerare altre sfaccettature, quelle maggiormente rivolte all’abitare, più inclini a spunti sociologici o di costume.Per esempio ci ha suggerito di osservare con quanta abilità il pubblico, soprattutto giovane, sovrapponga la funzionalità alle aspirazioni: l’arredo deve soddisfare un desiderio ma essere pratico; la ricerca di un pezzo di Modernariato o Vintage permette di miscelare sapientemente attualità e icone pop. L’orizzonte è una casa che li rappresenti, che denoti il loro stile, l’unicità: l’ambientazione di quell’oggetto non sarà casuale, il selfie per mostrarlo (orgogliosamente) agli amici dopo l’acquisto fa parte della quotidianità e delle moderne modalità di condivisione.
Il paradigma dell’arredo è oggi mentale, prima ancora che materiale: ci si lascia alle spalle l’effetto un po’ consunto delle wunderkammer che aveva l’antiquariato fino a qualche tempo fa per entrare in una dimensione “altra”: se l’ambiente domestico ospita qualcosa di antico non obbedisce a quell’idea là, ha piuttosto un richiamo evocativo, una nostalgia di affetti, una riscoperta del com’eravamo che recuperano il senso della bellezza.

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La nostra casa, da approdo, si è fatta universo possibile, godibile. Un microcosmo capace di tenere insieme tutta una serie di riferimenti antichi e moderni che hanno significato per chi vi abita.
Così dobbiamo leggere il comportamento di chi acquista un oggetto d’Antan: è il piacere di riconoscersi in un percorso emotivo, edonico, di memoria, significativo per chi acquista. C’è una storia dietro ad ogni scelta, qualcosa di privato, di personale, un desiderio consapevole, un segno di distinzione. Anche nelle piccole cose, negli oggetti semplicemente curiosi: una cartolina, un manifesto pubblicitario, un giocattolo, una medaglia. O, al contrario, una veduta del Seicento o un Maggiolini dai superbi intarsi. Perché un “pezzo” sconfigge il tempo, ci sopravvive.
È mutato il concetto di collezionismo: una volta era un modo per arredare, oggi è esperienziale; avere in casa un oggetto ci permette di rivivere quel tempo proprio perché quell’oggetto torniamo ad adoperarlo o tenerlo in mano.

Il Mercante è riuscito ad avvicinare nuovamente una platea di persone che sono simpaticamente attirate anche da un claim che veniva usato molti anni fa: in Fiera si potevano trovare oggetti “da poche lire a qualche milione” e, ancor oggi, è così (basta sostituirlo con l’euro). Non sorprende allora di trovare chi, con perizia o concitazione, per completare la propria, singolare collezione di lucchetti o chiavi antiche (rarissime, e costose, quelle che hanno aperto o chiuso porte famose), si esibisce in chicanes tra banchi ed espositori per inseguire il suo sogno. Antico ma ancora attualissimo.


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