Le Limonaie
Architettura,  Paesaggistica

Le mele d’oro del grande lago.

Quando il clima detta davvero le regole costruttive.

C’è un grande lago italiano sulle cui rive si trovano alberi di mele d’oro portati dalla Liguria, dai frati francescani nel Duecento. Mele d’oro che sono “…uno spettacolo di ricchezza e di grazia…”, questo scriveva Goethe, ammirandole.
Già nel Settecento, sul grande lago, comincia la coltivazione a livello commerciale di queste mele d’oro che venivano esportate in Germania, in Polonia e pure in Russia, tra mille peripezie, perché la sopravvivenza durante il trasporto era minacciata dal clima molto rigido.
Nell’Ottocento si costituisce addirittura una società per raccogliere il lavoro di tanti piccoli coltivatori che contribuiscono a produrre una grande quantità di frutti, circa 5-6 milioni all’anno.

Di tutto questo oggi rimane poco, perché nel 1885 si diffuse la gommosi, malattia che decimò i frutti coltivati sulle sponde del lago e a questo fatto si aggiunse la concorrenza della produzione siciliana e calabrese.
Visto che Sicilia e Calabria non sono famose per le mele d’oro, è in effetti arrivato il momento di parlare chiaro, per cui è lo stesso Goethe a scrivere che è di limoni coltivati sul lago di Garda che stiamo parlando.
Noi, in effetti, siamo qui a raccontare di natura e un po’ anche di architettura, per cui è a questo punto che devo parlarvi delle

tradizionali costruzioni realizzate per coltivare i limoni sul grande lago, le limonaie del Garda.

A causa delle malattie e della concorrenza meridionale questi piccoli gioielli architettonici-naturalistici-paesaggistici (e forse gli aggettivi sono ancora pochi) lentamente furono lasciati andare al loro destino e oggi si trovano solo resti stupendi.
Resti visibili a chi abbia voglia di fare il giro di questo grande lago il cui blu potremmo definire di Prussia, visto che tiene insieme più regioni e più province e ha un filo diretto con la Germania e l’Austria (tante le testimonianze sparse sul territorio).
Non tutto, però, è andato perduto. Perché a Limone sul Garda, nella parte bresciana e alta del lago, una piccola meraviglia con vista mozzafiato è stata ricostruita e inaugurata nel 2004.

La Limonaia del Castèl è visitabile, un museo en plein air e pure vivo, perché lì si trovano tante piante di agrumi perfettamente coltivate.

Per chi entra la festa si svolge tra il cielo, l’acqua, il panorama, il sole, il vento (l’Ora e il Pelèr, chi pratica wind e kite-surf già sa) e l’Arancio del Portogallo, il Pompelmo, la Limetta (il lime modaiolo), il Mandarino, il Bergamotto, l’Arancio amaro, l’Arancio dolce, il Kumquat, il Cedro e, ovviamente, il Limone.
Ci sono poche altre limonaie sparse sul lago, alcune sono restaurate, ma questa di Limone sul Garda è proprio quella che ispirò Goethe nel suo “Viaggio in Italia”.

Non so se la struttura della limonaia sia più semplice o più sorprendente.

Sta di fatto che è un’opera raffinata, di valore paesaggistico, stretta tra la roccia sovrastante il lago, la strada Gardesana e l’acqua del lago stesso: potremmo dire che la valutazione d’impatto ambientale è solo un grande piacere che si fa a occhio, senza tante analisi.
È strutturata su più terrazze molto piccole, ripiani collegati tra loro da scale in pietra. Il segreto sta nei tre muri massicci che la chiudono su tre lati, ma non sul quarto che assicura un’esposizione est-sud-est e un affaccio sul lago che non si dimentica. Il tetto poggia su pilastri in muratura ed è costituito da un sistema di travi in castagno a cui si aggiunge una fitta trama di travetti in larice.

Insomma, si fa prima a visitare la limonaia o a guardarne le foto, per capire che questo sistema costruttivo semplice, realizzato con pochi materiali, serviva a supportare il complicato lavoro di copertura e protezione invernale.
In autunno, infatti, si iniziavano a montare le serre, tamponamenti in legno o in vetro, tra i pilastri. Da fine novembre a marzo la serra doveva essere ermeticamente chiusa, anche con l’aiuto della paglia posta in ogni fessura. Se la temperatura si avvicinava allo zero, venivano accesi sui terrazzamenti dei fuochi per tenere le piante al caldo.

I limoni e gli agrumi in genere non reggono il freddo, a parte qualche raro caso, e il clima temperato del grande lago ha reso possibile la coltivazione delle mele d’oro. Siamo, però, pur sempre al nord ed è per combattere il freddo che gli uomini si sono ingegnati fino a costruire questo tipo di limonaia. Tutti conosciamo i limoni di Amalfi e Sorrento, ma coltivarli da quelle parti è un gesto naturale, perché a temperare il clima ci sono il mare e il sud, per cui quelle limonaie sono un paradiso sfacciato e senza protezioni, molto meno fragile di quello benacense.

Le limonaie del Garda nascono dall’urgenza di contrastare un clima che da sub-mediterraneo arriva a diventare alpino

e sono costruzioni così poetiche e così necessarie da ricordare i resti di un tempio o di qualche tonnara sicula.
Incastonate appena sopra il lago, sembrano nate dalla roccia e, lasciatemelo dire, sono commoventi.
Per la cronaca, i limoni migliori sono quelli di giugno e luglio, mentre i meno pregiati sono quelli di agosto.

Le piante fioriscono più volte l’anno, ma la fioritura più copiosa e profumata è quella di maggio.
Ecco perché vi parlo proprio adesso della limonaia del Garda, perché possiate farvi trascinare dal Pelèr verso il blu di Prussia e le mele d’oro.

Fossi in voi, non opporrei resistenza.


s f o g l i a l a g a l l e r i a

testo
ALESSANDRA CORRADINI

un ringraziamento particolare a: Comune di Limone sul Garda (Bs)

Consorzio Turistico Limonese
Via IV Novembre, 25
25010 Limone Sul Garda BS
 
📞   
0365 954720


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