Interviste,  Outdoor,  Paesaggistica

Scegliere le piante per progettare nell’incertezza climatica

a cura di Alessandra Corradini

Un giardiniere ci racconta che cosa significa “giardino esotico”.

Il tempo fa ciò che vuole. Constatazione mai stata così attuale, come in questi ultimi decenni. Ci sarebbe da discutere se faccia veramente ciò che vuole o se siamo noi ad averlo portato fuori strada, ma questa è un’altra storia che esula dalle mie competenze.

Quel che so, da paesaggista, è che faccio sempre più fatica a scegliere piante da inserire negli spazi verdi dei miei clienti, perché sento un’incertezza climatica che prima non percepivo e questo mi rende altrettanto incerta.

Devo tenere sotto controllo la mia esperienza, andare oltre ciò che ritenevo di routine, ma senza adeguarmi alle mode del momento.

Decidere quali saranno le piante per un progetto è l’atto più importante e delicato che possa compiere un paesaggista, perché penso sia un onore per l’essere umano “scegliere la natura”.

Oggi sento parlare di piante esotiche in continuazione. Sembra diventata la scorciatoia per metterci al riparo dalle alte temperature: “Metto piante esotiche, così non hanno bisogno di acqua, sopportano il sole e sono di tendenza”. “Esotico”, però, vuole solo dire “che viene da lontano”. Non significa che le piante esotiche non bevano acqua e sopportino temperature desertiche o picchi di gelo.

In questa confusione, per noi progettisti sono esotici e reggono il cambiamento climatico sia i “Dry garden” che i “Tropical garden”. Per cui usiamo queste definizioni per descrivere i nostri progetti, in cui abbiamo scelto qualche ciuffo di graminacea, a voler dimostrare che siamo sempre sul pezzo.

Il fatto è che tra il clima tropicale e il clima desertico c’è una differenza abissale, chilometrica e sostanziale.

Insomma, c’è molta confusione e siamo sommersi da mille definizioni che, al momento, sembrano diventate l’unica certezza di chi non conosce la materia.

L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), nella pubblicazione (103/2026)

Il clima nei capoluoghi delle regioni italiane”, dice: “Negli ultimi decenni si sono osservate anomalie termiche positive senza precedenti a scala globale, europea e nazionale. Oltre a un aumento significativo dei valori medi di temperatura, è evidente anche un incremento della frequenza, durata e intensità degli estremi. Gli ambienti urbani mostrano una maggiore vulnerabilità agli impatti del cambiamento climatico a causa dell’elevata densità di popolazione, della complessità delle infrastrutture e della concentrazione delle attività socio economiche, che amplificano l’esposizione e la sensibilità allo stress termico, agli estremi idrometeorologici e ai rischi concatenati associati”.

L’incertezza climatica vede un aumento significativo del numero di notti tropicali (in cui la temperatura non scende mai sotto i 20°) e, nelle aree urbane del Nord e del Centro Italia, il numero di notti caldissime aumenta notevolmente a causa delle isole di calore create dalla cementificazione urbana. Oltre a questo, non possiamo dire che piova poco, ma assistiamo al fenomeno della concentrazione delle precipitazioni, per cui si verificano lunghissimi periodi di siccità, interrotti da piogge abbondantissime e violente. Questa situazione si accompagna alla drastica riduzione dei giorni di gelo e, quindi, all’innalzamento dello zero termico.

In questa situazione, dunque, quali piante dovremmo scegliere? Quelle per il Dry garden o quelle per il Tropical garden?

Per fare ordine in questa babele di definizioni modaiole e per capire come utilizzare le piante senza cadere in ingenuità progettuali, ho deciso di confrontarmi con un amico giardiniere che sperimenta piante esotiche da anni, Samuele Storari (fondatore di Samuele Exoticgardener).

Samuele lavora a Zurigo, ma è di Verona, dove ha creato e continua a creare quello che io definisco un orto botanico esotico.

Del suo giardino che cura con passione, macinando chilometri tra Svizzera e Italia, Samuele ha fatto il manifesto dell’esotismo,

senza paura di osare, provare, conoscere, sbagliare, cadere e rialzarsi. Per cui quello che ascoltiamo adesso è il suo punto di vista che, ci tiene a dirlo, non è la verità assoluta, ma il frutto dell’osservazione e della cura delle sue piante.

A lui ho chiesto di fare pulizia tra i malintesi commerciali del trend esotico e di indicarci una via d’uscita concreta, tecnica e applicabile ai nostri progetti.

Ecco le sue prime parole: “Penso che gli architetti non abbiano bisogno di un semplice elenco di piante, ma di un cambio di prospettiva. È importante comprendere che “esotico” non identifica uno stile progettuale, bensì un modo di interpretare il paesaggio attraverso specie provenienti da ecosistemi differenti, sempre nel rispetto del luogo, del clima e del contesto in cui il giardino viene realizzato”.

Direi che ci sarà da divertirsi, per cui iniziamo con le domande.

A.C.

Si parla in continuazione di “giardino esotico”. Vorresti dirci che cosa intendi tu per esotismo nel mondo vegetale?

S.S.
In botanica, una pianta esotica è semplicemente una specie originaria di un territorio diverso rispetto a quello in cui viene coltivata. Spesso, invece, tendiamo a interpretare il concetto di esotico con una prospettiva fortemente eurocentrica, dimenticando che l’esotismo è, in realtà, un concetto relativo. Per me una Yucca rostrata, originaria del Messico, è una pianta esotica. Per un messicano, invece, quella stessa pianta rappresenta una specie autoctona, mentre potrebbe considerare esotico un Corbezzolo (Arbutus unedo), tipico della flora mediterranea. Questo ci porta a una prima conclusione importante: l’esotismo non è una caratteristica assoluta della pianta, ma dipende dal punto di osservazione. Esiste poi un secondo aspetto fondamentale, quello climatico. Una Yucca messicana, un’Acacia sudafricana e una Palma originaria delle montagne della Cina sono tutte piante esotiche, pur appartenendo a ecosistemi e climi completamente diversi.

Per questo motivo il termine “esotico” non identifica un determinato clima e, ancor meno, può essere considerato sinonimo di “tropicale”, come spesso accade.

Quando parlo di giardino esotico, quindi, mi riferisco a una categoria molto ampia, che può comprendere ambientazioni aride, desertiche, mediterranee, subtropicali o lussureggianti, ciascuna ispirata ai rispettivi ecosistemi di origine. In poche parole, per me il giardino esotico è un giardino capace di farti viaggiare in giro per il mondo restando comodamente a casa, senza dover prendere un aereo. Non rappresenta uno stile progettuale definito, ma una filosofia che utilizza specie provenienti da diversi ecosistemi, per creare paesaggi capaci di evocare emozioni e raccontare luoghi lontani.

A.C.
Questi sono gli anni delle definizioni alla moda e a tutti i costi e, mai come con il verde, si capisce quanto questa smania di semplificare generi una paradossale confusione. A questo proposito, Samuele vorresti fare chiarezza e spiegare che cosa sono i “Tropical garden” e i “Dry garden”?

S.S.
Il Tropical garden, in Europa, è per lo più un giardino esotico che prende in prestito il termine “tropicale” per evocare un’atmosfera lussureggiante, rigogliosa e selvaggia. È importante però fare una precisazione, il termine “tropicale” indica una fascia climatica e non uno specifico stile di giardino.

Per questo motivo mi piace ricordare che, nella maggior parte dell’Europa, non possiamo realizzare autentici giardini tropicali all’aperto, semplicemente perché non viviamo in un clima tropicale e non possiamo coltivare stabilmente la maggior parte delle vere specie tropicali! Fanno eccezione alcune limitate aree europee a clima subtropicale, come le Canarie o Madeira, dove le condizioni climatiche permettono una maggiore varietà di coltivazioni.

Da questo momento in poi, per dare poche definizioni utili e fuori dalle mode, facciamoci condurre dalla necessità di consumare meno acqua possibile o di non bagnare proprio.

Per noi italiani, quindi, trovo più corretto parlare di giardini d’ispirazione tropicale“Look like tropical jungle” – cioè giardini che utilizzano piante esotiche, prevalentemente a foglia ampia e dal forte impatto scenografico, come Musa, Tetrapanax, Manihot, Cyperus e molte altre specie capaci di evocare l’atmosfera delle foreste tropicali, pur appartenendo spesso a climi differenti. Specifico che qui ci devono aiutare le zone in cui facciamo questi giardini, nei quali le precipitazioni annuali devono essere sufficienti, visto che l’intento è comunque quello di non bagnare.

Per quanto riguarda la definizione “Dry garden”, diciamo che viene utilizzata per descrivere realtà molto diverse tra loro: stili progettuali, metodologie di gestione e gruppi di piante che, in alcuni casi, hanno ben poco in comune. Negli ultimi anni, per esempio, in Europa sono diventati molto popolari i “Mediterranean dry garden” che altro non sono che dei “Gravel garden”, perché semplicemente si sceglie di mettere a terra nei giardini la ghiaia. Lasciamo perdere un attimo le definizioni e pensiamo al luogo in cui andiamo a lavorare con le piante. Per fare un esempio, se realizziamo un giardino con la stessa impostazione ad Almería, la città più arida d’Europa con circa 200 mm di pioggia all’anno, e un altro a Santiago de Compostela, dove le precipitazioni superano frequentemente i 1.500 mm annui, possiamo davvero definirli entrambi Dry garden?

Quando parliamo di Dry garden, ci riferiamo semplicemente a un linguaggio estetico e compositivo oppure a un vero ecosistema caratterizzato da una ridotta disponibilità d’acqua, nel quale anche l’intervento irriguo umano viene ridotto al minimo?

Per questo motivo il mio approccio progettuale parte sempre dall’analisi climatica del luogo. Solo comprendendo il rapporto tra temperature e disponibilità idrica possiamo scegliere consapevolmente quali strategie paesaggistiche adottare. Partendo da questa visione, io preferisco parlare di due macro interpretazioni del giardino esotico a basso consumo idrico. La prima definizione è Xeri dry exotic garden (ispirato a ecosistemi desertici, in cui piantare prevalentemente Cactus, Agavi, Yucche,…) e il Lush dry exotic garden (ispirato a un effetto più mediterraneo, dove c’è comunque un consumo d’acqua contenuto, ma l’atmosfera è molto più lussureggiante, grazie a piccoli alberi, ad arbusti e a copiose fioriture).

Il filo conduttore è uno solo: ottenere molteplici effetti esotici, stilisticamente differenti, ma senza ricorrere a elevati apporti irrigui.

Chiudo questa risposta dicendo che, quindi, esistono molte forme di esotismo, desertico, mediterraneo, subtropicale, tropicale e perfino montano. Ognuna prende ispirazione da ecosistemi differenti, con caratteristiche climatiche e botaniche proprie. Ecco perché conviene progettare ispirandosi ai biomi del pianeta e ai processi ecologici che li caratterizzano, anziché produrre una molteplicità di etichette stilistiche!

A.C.

Che cosa ti ha insegnato la lunga esperienza con le tue meravigliose piante veronesi?

S.S.

Forse la lezione più importante è stata l’umiltà, perché quando ho iniziato ero convinto che bastasse conoscere il nome di una specie e la sua resistenza al freddo per poterla coltivare con successo.

Con il tempo, invece, ho capito che ogni pianta racconta una storia molto più complessa.

Nel mio giardino di Verona ho sperimentato centinaia di specie provenienti da ogni parte del mondo. Alcune hanno superato inverni che, sulla carta, avrebbero dovuto essere letali, mentre altre, considerate perfettamente rustiche, non ce l’hanno fatta. Ho capito che la rusticità non è un valore assoluto, ma il risultato dell’interazione tra moltissimi fattori: clima, suolo, drenaggio, gestione agronomica e perfino i microclimi che possono svilupparsi all’interno dello stesso giardino.

Tutto questo mi fa riflettere non solo su ciò che io ho imparato dai giardini esotici, ma soprattutto su ciò che, a mio avviso, saranno loro a insegnare a noi nei prossimi decenni.


ospite
SAMUELE STORARI

Ig: https://www.instagram.com/samuele.exoticgardener

Fb: https://www.facebook.com/samuele.exoticgardener

immagini courtesy
Samuele Storari


Hey, ciao 👋
Piacere di conoscerti.

Iscriviti per ricevere i nuovi articoli direttamente nella tua casella di posta non appena vengono pubblicati.

Accetta i termini sulla privacy 

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.