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Architettura,  Interni,  Residenziale

Un loft di carattere.

a cura della Redazione

A Milano, un progetto realizzato in stretta collaborazione con la Committenza, trasforma un fatiscente edificio industriale in una residenza esclusiva.

Quando osserviamo le fotografie di un interno ben progettato, vediamo solo il risultato finale di un lungo processo: spazi armoniosi, materiali ricercati, dettagli curati.

Ma dietro ogni progetto di architettura e interior design c’è molto di più di ciò che appare.

C’è un racconto fatto di incontri, idee, scelte difficili, dubbi da risolvere, esigenze da bilanciare, vincoli tecnici da superare, “visioni” da tradurre in realtà.

Ci sono momenti di entusiasmo e momenti di incertezza, compromessi e intuizioni improvvise che danno una svolta al progetto, cioè alla “storia che prende forma nello spazio”.

Lasciamo che sia l’architetto Virginia Lorello a dar voce al suo racconto.

Nel gennaio 2020, poche settimane prima che iniziasse il periodo di confinamento a causa della pandemia da Covid-19, sono stata contattata da una Coppia, titolare di un laboratorio di legatoria e stampa nella zona nord-est di Milano; erano alla ricerca di un Professionista cui affidare l’incarico di direzione lavori per un progetto particolarmente complesso che desideravano realizzare: trasformare un padiglione industriale, adiacente alla sede dell’attività, nella loro nuova residenza.

L’edificio e l’area circostante si trovavano in stato di degrado ma la presenza di un giardino privato – un plus eccezionale per Milano – e la generosa superficie interna, avevano convinto i miei futuri Committenti ad acquistare l’immobile e avviare la realizzazione del progetto.

Credo che, pur non appartenendo alla cerchia delle loro conoscenze, i  nuovi Proprietari mi abbiano affidato l’incarico, scegliendomi tra i vari Professionisti interpellati,   perchĂ©  fin dai primi colloqui hanno percepito che le mie competenze avrebbero potuto rispondere alle esigenze di entrambi: da una parte, una certa sensibilitĂ  per gli interni, particolarmente cara alla Cliente; dall’altra, la capacitĂ  di affrontare i numerosi aspetti pratici legati al progetto di ristrutturazione, principale preoccupazione del Cliente che giĂ  aveva proiettato la sua futura vita domestica in quegli spazi.

Per me si delineavano, quindi, due sfide fondamentali. Da un lato, quella tecnica: si trattava di un cambio d’uso di notevole complessità; da un involucro fatiscente e fragile, bisognava ricavare un appartamento di pregio, coibentato, staticamente sicuro e dotato di tutti gli impianti necessari: un cantiere ad alto profilo di rischio, che richiedeva grande responsabilità e un budget importante.

Dall’altro lato, c’era la sfida estetica: la Cliente doveva innamorarsi della nuova casa, senza rimpiangere la vecchia. Era altrettanto fondamentale individuare un filo conduttore stilistico che rispecchiasse entrambi i Committenti, coinvolgendoli nelle scelte e guidandoli nella comprensione del valore di un progetto curato nei dettagli: solo così si sarebbe potuto ottenere un risultato armonioso, capace di soddisfarli pienamente e di farli sentire veramente a casa.

Voglio anticipare un risultato per me sorprendente: la coppia di Clienti, inizialmente convinta di non possedere uno stile proprio apprezzabile e timorosa di non riuscire a seguire i consigli di un Professionista, si è rivelata quella che mi ha concesso la maggiore libertà creativa.

Nel corso del progetto, non solo hanno mostrato un carattere deciso, ma anche un approccio estetico assolutamente (e piacevolmente) unico.

Naturalmente, non è scontato che ogni Cliente che dubita del proprio senso estetico sia pronto a concedere carta bianca al Professionista; in questo caso la situazione iniziale non era affatto semplice: esisteva il concreto rischio che non si lasciassero guidare, che ogni proposta progettuale venisse rifiutata e che, alla fine, si sentissero insoddisfatti.

Ciò che ha fatto la differenza è stata la loro capacità di comunicare e la volontà di mettersi in gioco.

Il percorso è stato graduale e naturale.

Abbiamo esaminato una prima planimetria sviluppata dal Professionista incaricato delle pratiche burocratiche: il progetto sembrava funzionare bene, ma nel frattempo erano emerse nuove esigenze, necessità che non erano state ancora espresse, idee “fresche” che sono stata felice di interpretare anche come incaricata della progettazione d’interni.

MA… una volta giunti alla fase della definizione di materiali e colori, si è presentata una nuova sfida. Visionando le mie proposte, i Committenti hanno capito, per contrasto, che non si riconoscevano nelle atmosfere chiare e luminose: desideravano il nero, tanto nero!

Voglio precisare che apprezzo anche le atmosfere create dagli spazi con superfici dai toni scuri e credo che ogni architettura ben progettata abbia il suo valore, al di lĂ  dello stile.

Tuttavia, la mia inclinazione è quella di realizzare ambienti luminosi, poiché è innegabile che i colori scuri assorbano la luce, facendo percepire gli spazi più piccoli di quanto siano in realtà e, talvolta, anche più cupi: una caratteristica che, in un contesto domestico, risulta difficilmente apprezzabile.

MA… è stata una sfida davvero stimolante! Man mano che le scelte concordate prendevano forma nell’ambito del cantiere, i miei timori svanivano: nonostante l’utilizzo di cromie scure, lo spazio continuava ad essere pervaso da una piacevolissima luminosità.

Alla prima richiesta di inserire il colore nero è seguita la scelta dei rivestimenti. Per il pavimento, invece del classico parquet, si è optato per un grande formato in grès color antracite, con una texture “movimentata”, pensato per esaltare l’aspetto industriale dell’ambiente.

Per i rivestimenti, i Clienti desideravano integrare elementi in marmo sia nei bagni che nella cucina. Non avrei potuto essere più soddisfatta di questa richiesta, perché, come ben sappiamo, le alternative in materiali sintetici sono ormai la norma: sia per motivi di costi che di praticità, la pietra naturale viene spesso accantonata.

Dopo una ricerca mirata, per i due bagni ho proposto un marmo verde dalle venature calde, una scelta poco convenzionale e raramente utilizzata nel design d’interni ma che ha subito convinto tutti per la sua originalitĂ .

Per il piano del tavolo da pranzo la scelta è ricaduta sul marmo Nero Saint Laurent, mentre per l’isola della cucina gli stessi Clienti hanno deciso di aggiungere un ulteriore tocco di carattere scegliendo un marmo giallo Siena in sostituzione della mia proposta per un marmo Carrara con venature calde: una combinazione davvero audace!

Saremmo riusciti a far sì che tutto si integrasse perfettamente?

A quel punto, è stato chiaro che il colore arancio avrebbe svolto il ruolo di elemento di raccordo tra l’intensa tonalitĂ  di nero e antracite e le lastre Green Forest utilizzate nei bagni.

Una volta scoperte le travi reticolari nascoste da un vecchio controsoffitto, non abbiamo più avuto dubbi: il soffitto, con la sua struttura, doveva essere valorizzato e diventare una fonte di luce per l’intero ambiente. Per ottenere questo effetto, era necessario osare con un colore brillante, e l’arancio si è rivelato la scelta ideale.

Il progetto ha continuato poi ad evolversi attraverso una serie di scelte mirate, che hanno consolidato le sue fondamenta: ogni fase è stata orientata a perfezionare l’idea iniziale, affinando dettagli e soluzioni.

Dai test sulla lavorazione dell’intonaco – che hanno permesso di trovare la geometria ideale per il disegno della facciata – all’integrazione delle ante microforate nell’ambiente cucina e ai mobili realizzati su misura, ogni elemento è stato esaminato con attenzione, compresi quelli esterni, progettati in stretta relazione con l’ambiente urbano circostante.

Sono stati perfezionati dettagli tecnici quali soglie, ingressi, piatti doccia e serramenti per garantire che ogni componente fosse perfettamente posizionato “a filo”, senza dislivelli o discontinuità.

Un’attenzione particolare è stata dedicata al soppalco e alla sua scala, elementi strutturali per i quali sono state sviluppate soluzioni estetiche e funzionali in continuitĂ  stilistica con il resto dell’ambiente.

In conclusione posso dire che in questo lavoro ci sia stata una felice congiunzione fra stimoli oggettivi (il contesto, le soluzioni tecniche) e rapporti interpersonali.

Sebbene in fase di realizzazione non siano mancate difficoltà, la collaborazione con i Clienti è stata determinante per superarle efficacemente.

L’approccio condiviso ha permesso di evitare che la gestione del progetto divenisse problematica; la pandemia e le nuove procedure derivanti dalle restrizioni imposte, le difficoltà di approvvigionamento dei materiali e il rincaro degli stessi, rischiavano di gravare ulteriormente sull’impegno economico sostenuto.

MA…ciò che poteva essere “traumatizzante” per la nascita di incomprensioni tra vari attori si è, invece, trasformato, per tutti, in un’esperienza da conservare tra i ricordi più piacevoli.


progetto
VIRGINIA LORELLO architetto
Giardini La Viridiana
Via delle Forze Armate 260 – 20152 Milano
(+39) 335 147 0597
info@virginialorello.it
immagini
VIRGINIA LORELLO

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