Il verde pensile ci salverà
a cura di Alessandra Corradini
Non è obbligatorio progettare Babilonia
“In sei ore la pioggia di un mese”, mi informa il Corriere, mentre scrivo, riferendosi alla Toscana allagata. Sai che novità. Eh no, non è una novità, ma non può esistere la banalità dell’allagamento, la routine nazionale del sottacqua.
E invece…
Questa è la storia di una città determinata e strategica che ha deciso di scendere a patti con la pioggia e con il clima:
nel 2004 Bolzano ha deciso di provare a negoziare con gli agenti atmosferici dotandosi, con notevole fair play, del R.I.E. (Riduzione dell’Impatto Edilizio).


Questo indice numerico si applica al lotto edificabile e certifica la qualità dell’intervento edilizio, rispetto alla permeabilità del suolo e rispetto al verde.
Insomma, dice il Comune al progettista, noi non possiamo far smettere di piovere, ma possiamo adattarci alla situazione, per cui se tu vuoi progettare e costruire, devi preoccuparti che, lì dove costruirai, l’acqua piovana venga assorbita, drenata, smaltita e che il tuo lavoro non peggiori la situazione preesistente.
E come si fa, diciamo noi, visto che il soil sealing (sigillatura del suolo) è il grande male delle nostre città, così edificate che le acque meteoriche non sanno più dove andare e sfuggono al nostro controllo?
Semplice, si frena e un po’ si ferma l’acqua sul tetto, prima che arrivi a terra; la tattica è quella di applicare il R.I.E. a qualsiasi intervento di trasformazione urbanistica soggetto a concessione edilizia.
In poche parole, il Comune impone la costruzione del verde pensile, sia alle nuove costruzioni che ai risanamenti. Punto.
Dal 2004 sono passati vent’anni e le piogge non sono certo diminuite, ma il gioco di squadra svolto dal Comune, dai Progettisti e dai Committenti ha portato a un gentlemen (?) agreement con il peggioramento climatico, per cui il R.I.E. è stato ed è un notevole successo su parecchi fronti.
Nel corso degli anni, a Bolzano sono stati realizzati più di trecentomila metri quadrati di verde pensile e quasi duecentomila metri quadrati di verde su interrati. Tutto ciò ha portato alla ritenzione dell’acqua piovana, a un miglioramento del benessere ambientale, del microclima locale e della qualità della vita.
Se non è compensazione e mitigazione ambientale questa, non saprei come altro definirla.
Ma non si conclude qui, perché nel 2024 Bolzano va oltre e consolida il suo ruolo di apripista.
La città, insieme a Eurac Research, partecipa al progetto europeo Just Nature che si prefigge di contrastare il cambiamento climatico con soluzioni che sfruttino il più possibile le potenzialità della natura.


Si decide di realizzare una copertura a verde sul tetto di un edificio comunale in via Lancia, oltre il fiume Isarco. Non a caso il nuovo verde pensile si trova nella zona industriale, storicamente molto incentivata a crescere e oggi con notevoli problemi di sigillatura del suolo, di conseguente innalzamento delle temperature e di difficoltà di smaltimento delle acque meteoriche.
Il tetto verde è di mille metri quadrati, di cui cinquecento ad alta biodiversità (che vuol dire non solo tante fioriture perenni, ma anche arnie, nidi per uccelli e per pipistrelli) e cinquecento con pannelli fotovoltaici (che vuol dire coprire parte del fabbisogno energetico del complesso edilizio, miglioramento dell’isolamento termico e acustico e maggiore rendimento dell’impianto, grazie al raffreddamento del tetto verde).
Il caso Bolzano, dunque, ci racconta che l’unico modo per negoziare con il cambiamento climatico è compiere dei passi indietro
ed è per questo che la città ne farà uno a breve: ai piedi dello stesso edificio comunale di via Lancia, realizzerà un’area verde ricavata dalla depavimentazione (vorrei scrivere tutta maiuscola questa parola, ma mi trattengo) di circa venti posti auto.



Mentre si susseguono le notizie del maltempo che, in questo momento, ci sta regalando una tromba d’aria tra Bologna e Ferrara, penso di avere capito perché il mio interesse per il caso Bolzano è sempre cresciuto negli anni.
Perché Bolzano dimostra più che mai che non è semplice il punto di partenza, ma lo può diventare il punto di arrivo. Per cui, mentre l’aumento del volume delle acque meteoriche le crea costi e disagi notevoli, non pretende che i propri tetti diventino i giardini pensili di Babilonia, ma trova una soluzione semplice: la realizzazione di tetti verdi estensivi.
Per capire che cosa siano i tetti verdi estensivi, rimango sempre tra fiori all’occhiello del nostro Nord Est e lascio che a darci la spiegazione sia un’azienda che se ne intende.
La correlazione con Bolzano sta nel fatto che mi sembrano due esempi italiani molto diversi e fortunati, adatti per raccontare i tetti verdi da più punti di vista.
A Trieste, infatti, ha sede l’ottocentesca Harpo, un’azienda di grande esperienza, con la sua divisione Harpo verdepensile in grado di realizzare tetti verdi di tutte le fogge e di tutte le categorie.
Propone, appunto, tetti verdi estensivi che sono i più semplici da realizzare, perché richiedono un substrato di minimo spessore a cui corrispondono un peso contenuto per metro quadro, costi contenuti di realizzazione e costi contenuti di manutenzione. Certo, per avere costi contenuti di manutenzione bisogna scegliere le piante adatte, ma niente paura, perché in Harpo sanno bene quali sono e non consiglierebbero mai un prato inglese, per quanto se la caverebbe tranquillamente su un substrato minimo. I tetti verdi estensivi di Harpo sono a prato naturale, a perenni, con aromatiche e a tappezzanti arbustive, per cui la loro forza sta nella semplicità che ne permette una larga diffusione.
Ed è esattamente questa semplicità che il comune di Bolzano ha deciso di rendere un’opportunità, dotandosi, nel 2004, del R.I.E.
Potrei fermarmi qui, visto che abbiamo parlato di tetti verdi estensivi, di un Comune che li adotta e di un’azienda che li realizza.
Ho, però, la possibilità di potervi mostrare alcune realizzazioni di Harpo che raccontano il verde pensile dalla semplicità alla complessità e sarebbe un vero peccato perdere questa occasione.
Aggiungo solo che, oltre al tetto verde estensivo di cui abbiamo parlato finora, l’azienda realizza tetti verdi intensivi. Questi richiedono un substrato maggiore che permette una scelta ampia di arbusti e, in alcuni casi, di alberi.
Diciamo che il tetto verde intensivo è un vero e proprio giardino fruibile,
ma le immagini spiegano molto meglio di me.



Per cui iniziamo con il Green roof Allianz a Trieste, un semplice tetto estensivo a prato naturale, poi passiamo a un altro estensivo, ma a tappezzanti arbustive, La Pista 500 a Torino e, a Sud, piazza Europa a Catania, dove si trova un estensivo composito, ovviamente a macchia mediterranea.
Adesso vediamo qualche intensivo, iniziando con due tetti verdi intensivi leggeri, un giardino realizzato al Social Housing di Cinisello Balsamo, alle porte di Milano e il Green Pea Retail Park di Torino. E poi, nel paesaggio delle Langhe, a Serralunga d’Alba, il Boscareto Resort & Spa, un intensivo ad alberi.



Chiudo con gli ultimi due che sono entrambi intensivi ad alberi, ma non pare, tanto sono agli antipodi: Parma Santa Teresa, appunto a Parma, un verde pensile raccolto e quieto e Porta Nuova ex Varesine a Milano, appena oltre al quale c’è una delle zone più contemporanee e caotiche della città.
Harpo fornisce il proprio supporto dalla fase progettuale alla fine del cantiere.
Questo prezioso servizio mi dà l’occasione per dire a chi mi legge che qualsiasi progettazione del verde non va portata al progetto esecutivo nel proprio studio, ma va prima abbozzata e condivisa con i tecnici che concorreranno alla realizzazione, per evitare fatiche in solitaria, errori e frustrazione.


Sono arrivata alla conclusione di questo lungo discorso sui tetti verdi, mentre vedo immagini di ottanta asini intrappolati dall’acqua alta dell’Arno e salvati pazientemente, uno alla volta, dai Vigili del Fuoco.
Penso che sia giunto il momento di considerare il verde pensile come un investimento sul futuro delle persone e anche degli animali, visto che il benessere ambientale coinvolge tutti gli esseri viventi.
Percepisco spesso, invece, lo scetticismo dei progettisti che, appena sentono parlare di verde pensile, pensano che sia una proposta costosa che il cliente non accetterà mai. Harpo risponderebbe, con la propria grande esperienza, che è in grado di realizzare un verde pensile scenografico e di costo alto, ma anche un verde pensile tanto semplice da essere calpestabile solo dal giardiniere.
E un certo Comune illuminato, determinato e strategico direbbe di cercare ispirazione professionale a Bolzano, non a Babilonia.
La fortuna di poter scegliere tra livelli diversi di complessità ci dà molta libertà di progettazione e ci toglie da quella sensazione soffocante di ineluttabilità. Non per vincere, ma per iniziare a scendere a patti.

a cura di
Alessandra Corradini
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immagini
Comune di Bolzano, Harpo verdepensile, Fabio Oggero
si ringrazia
Dottoresse Katia Zanoner e Ulrike Buratti del Servizio Giardineria del Comune di Bolzano
Harpo verdepensile
Studio Sandrinelli Srl – Relazioni Pubbliche e Comunicazione
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