Report dal Salone 2025
a cura di Gigi Trezzi
(di nuovo) Back to the 70’.
Anche quest’anno il Salone ha confermato i suoi numeri, nonostante le turbolenze del clima internazionale.



I numeri.
Il giorno dopo la chiusura dell’evento fieristico sono stati resi noti i dati ufficiali relativi all’affluenza: 302.548 visitatori, poco sotto l’edizione 2023 – l’ultima direttamente confrontabile per la presenza di Euroluce che ha visto 307.418 visitatori – ma inferiore al record di 370.824 presenze dello scorso anno che, però, comprendeva Eurocucina, per tradizione evento molto visitato.
Le presenze.
Dati positivi anche per l’incremento dei visitatori esteri: 68% del totale, da 151 Paesi.
In testa sempre gli operatori provenienti dalla Cina, “visivamente” meno rispetto agli anni scorsi per il rallentamento che il loro mercato ha subito; ho notato anche molti visitatori provenienti dall’India e una consistente presenza russofona.


Gli argomenti.
L’inizio del Salone ha coinciso con “l’isteria dei dazi”; inevitabile che questo fosse fra gli argomenti più dibattuti da espositori e visitatori,
Altro argomento principe è stato: “quale futuro per il Salone?”.
Le assenze.
È stata un’edizione con defezioni eccellenti.
Aziende leader che orientano il gusto e il mercato -quali FLEXFORM, MOLTENI&C, BAXTER, LONGHI -si sono aggiunte alla schiera di “storici dissidenti” come B&B-Italia e gruppo CASSINA, preferendo esporre esclusivamente nei propri showroom del centro.
Mi chiedo: se l’anno prossimo le due restanti “corazzate” MINOTTI e POLIFORM dovessero fare lo stesso che succederà al Salone? Come cambierà?
Dando per assodato che non ci saranno ritorni in fiera, perché ormai i “big-brand” tendono a collocarsi in aree strategiche del centro con lussuosi showroom, chi ne prenderà il posto?
E quanto perderà in attrattività la fiera?
Diventerà più importante il Fuorisalone che già oggi muove masse incredibili di gente?
Lo diranno le prossime edizioni.





Quale trend?
Mi sento di dire che questa edizione sia stata all’insegna della messa a regime del trend iniziato l’anno scorso: back to the 70’s potrebbe essere, di nuovo, lo slogan.
L’ispirazione ai primi anni 70 si è diffusa ormai in tutte le aziende.
Una tendenza evidente soprattutto negli imbottiti, con sedute di forme organiche spesso ispirate allo Space-Age Design.
Composizioni angolari curve, oversize nelle dimensioni e nella profondità di seduta, forme accoglienti che invitano al relax e alla convivialità.
Immancabile in ogni stand il “divano-blob”, una scultura in gomma più che un divano, rivestito con l’altrettanto immancabile bouclè o in velluto.
I colori? Tanto bianco, aranciati, marroni, verde salvia o palette neutre e naturali (sabbia, terracotta).
Anche nei mobili e nei complementi fianco salotto, dai bordi e dagli spigoli spesso arrotondati, ho visto tanto laccato lucido in colorazioni melanzana, tabacco, zucca.
Insomma, un Design che si è distanziato dal funzionale e vuole narrare una storia o evocare sensazioni.




È all’interno di questa estetica che si è anche ricodificato il nuovo concetto di “luxury”.
Lontani, ma non lontanissimi, i tempi in cui l’oggetto era iper-dettagliato, composto di tanti materiali preziosi e luccicanti (marmi, metalli dorati…).Ora l’oggetto “luxury” predilige un’estetica semplice, geometrie pure, materiali “tecno” e di alta qualità : uno “slow-luxury”, o “quiet-luxury” che dir si voglia, che intende comunicare valore più che ostentazione.
Un’altra tendenza, già presente nei due anni precedenti, ma ancora più diffusa in questa edizione del Salone, è stata la riproposizione di grandi successi del passato o di pezzi storici ripescati dagli archivi dei Maestri (CASSINA, B&B, TACCHINI).
Questa scelta sembra mirare ad aumentare il peso specifico dell’azienda e a prolungarne la storia, ma resta sempre affascinante vedere i progetti dei Maestri tornare alla luce dopo essere rimasti a lungo nei cassetti.
Degno di nota, a mio avviso, è stato l’approccio di alcune aziende che hanno presentato poche novità (penso, ad esempio a DESALTO) preferendo invece ampliare la collezione con i prodotti del 2024. Una scelta davvero encomiabile, che evita di sacrificare i bei prodotti dell’anno precedente sull’altare del “nuovo a tutti i costi”.

Euroluce.
Il “fattore luce” è sempre più protagonista del mondo iper-connesso in cui viviamo e del nostro benessere. Oggi il lighting designer non si focalizza unicamente sullo sviluppo tecnologico, ma esplora la “filosofia della luce” come elemento centrale della progettazione. La luce non è più solo un mezzo funzionale, ma è diventato un vero e proprio strumento di espressione con il quale è possibile influenzare emozioni, percezioni e atmosfere, dando vita a concept innovativi per gli apparecchi di illuminazione.
In questo percorso, l’intelligenza artificiale si rivela un prezioso alleato, giocando un ruolo cruciale nell’evoluzione della tecnica e del design illuminotecnico.




In questo senso Euroluce ha presentato interessanti sistemi di illuminazione adattativi, che regolano intensità e tonalità della luce in base alle attività o alle preferenze degli utenti, migliorando comfort ed efficienza energetica.
Sotto l’aspetto decorativo, invece, ho trovato interessanti alcune lampade che si sono poste il problema anche di “insonorizzare” l’ambiente che illuminano.
Utilizzando tessuti in fibre fonoassorbenti per i cappelli diffusori LUCEPLAN e PANZERI, ad esempio, hanno creato oggetti molto funzionali sotto questo aspetto e con un’estetica sobria facilmente collocabile sia in ambiente ufficio che domestico.
Molto apprezzabili gli esperimenti di SLAMP, azienda che ha declinato in diverse tipologie i suoi piccoli moduli di plastica fino a creare scenografici controsoffitti a guisa di tende svolazzanti.

Conclusioni.
Come ogni anno, arrivando a fine SALONE e tirandone le fila, mi accorgo che giungo sempre alla stessa conclusione: non ci saranno novità epocali né tantomeno “invenzioni”, ma l’altissima qualità che si è potuta percepire, per design, ricerca e manifattura, mi fa dire ogni volta che
Milano resta la capitale incontrastata del Design.

a cura di
Gigi Trezzi
architetto
Studio Seveso&Trezzi
Architetti Associati
Corso Matteotti 22
20821 Meda (MI)
info@sevesotrezziarchitetti.it
0362 342384
immagini
copertina courtesy © Salone del Mobile Milano – ©Diego Ravier
Gigi Trezzi
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