Design

Raffaello Galiotto: Futura_ Sculture in marmo

a cura della Redazione

Fino al 19 aprile la mostra del designer e artista vicentino presso la Sala delle Grasce, a Pietrasanta (LU).

A Pietrasanta, la città della lavorazione artistica del marmo, ricca di una grande tradizione che risale al Medioevo, si è aperta “Futura”, la mostra antologica di Raffaello Galiotto: esposte nove opere tra le più significative della sua produzione.

La proposta scultorea di Galiotto coniuga un innovativo utilizzo delle macchine per la lavorazione del marmo, e aggiornati dispositivi frutto della più avanzata ricerca tecnologica, con una fine sensibilità artistica. Il risultato dell’incontro tra tecniche all’avanguardia e senso estetico si apre rigoglioso davanti agli occhi del fruitore: opere statuarie dalle forme biomorfiche, rare, sorprendenti, si dipanano in profili caratterizzati da simmetrie, proporzioni e ritmi spinti costantemente al limite per giungere a inusitati e singolari equilibri. I marmi policromi acquistano così un respiro ampio e potente, effetto – certo – di un fecondo dialogo con il passato, ma tanto più aperti verso spazi scultorei ulteriori e inediti, perché soltanto nell’innovazione è possibile salvaguardare e rendere vitale l’arte della memoria e la memoria dell’arte.

La parola al Curatore, il filosofo Alfonso Cariolato:

“Dalle sculture di Raffaello Galiotto promana un’aura di indefinibile classicità. Questa, almeno, la prima impressione. Peraltro subito smentita appena si considerino con attenzione le singolari fattezze di questi manufatti. Se non c’è dubbio infatti che in essi la misura, la proporzione e l’armonia s’impongano con la forza dell’evidenza agli occhi del fruitore, tanto da spingere chiunque a cercare conferma in una definizione di canone del resto non più disponibile, la distanza dalle fattezze tipicamente umane intorno alle quali ruota la statuaria antica porta paradossalmente la mente di chi guarda a una nostalgia verso un futuro che ancora non si è materializzato, pur presentando tracce visibili intorno a noi.

In chi faccia esperienza di queste opere subentra allora l’urgenza di due ordini di considerazioni: il primo di carattere tecnico, il secondo più libero e afferente all’immaginazione e al pensiero più che a ogni altro aspetto. Innanzitutto l’utilizzo, portato all’estremo, delle capacità e delle possibilità delle macchine a controllo numerico per lavorare il marmo giunge a esiti pressoché virtuosistici.

Lo strumento viene esplorato nelle sue inedite potenzialità e piegato alle esigenze espressive. Ne consegue un’inconsueta declinazione dello scolpire: l’artista, infatti, si serve del disegno, degli algoritmi e dei codici di funzionamento dei bracci meccanici per dare vita a un’opera progettata e, per quanto possibile, controllata in ogni singolo momento esecutivo, fino al compimento portato a termine tuttavia dalla precisione del dispositivo macchinico.

È tutto un campo di esplorazione quello che si apre qui. L’altra considerazione è legata alla forma. Nelle statue di Galiotto la staticità del marmo risulta costantemente smossa e agitata come fosse attraversata da un conato di vita. Le venature dei diversi marmi policromi utilizzati, poi, esaltano il dinamismo e il vigore di questi insoliti corpi scultorei, alludendo talvolta a cromie pittoriche astratte, talvolta alle screziature e alle maculazioni di tessuti epiteliali di esseri alieni.

E qui vi è anche il punto di maggior vicinanza e insieme di maggior distacco rispetto al mondo dell’arte classica, perché se è vero che Galiotto parte dal principio organizzativo che struttura ogni organismo – e dunque dall’equilibrio, dalla simmetria, dall’euritmia dei corpi –, nel suo lavoro le forme non provengono da un altrove eterno e perfetto, non sono cause, quanto piuttosto appaiono come frutto di condizioni materiali che non rispondono a criteri ideali, bensì a leggi fisico-matematiche.

Ecco allora questi profili atipici ispirati al mondo vegetale e animale che sono l’effetto di tensioni e pressioni concrete, costitutive, nonché – si direbbe – di una crescita differenziale, dove la forma è soltanto lo stadio provvisorio di un’evoluzione biologica che si percepisce come inarrestabile sotto la fissità del marmo. Tanto che ci si potrebbe accostare a queste figure come a esiti di una continua conformazione/deformazione della materia o, se si vuole, spingersi fino a considerare la scultura come il farsi puntuale della forma in un campo dinamico di variazioni o, in altre parole, l’ogni volta congelamento transitorio di un processo che avanza indefinitamente.

Per Galiotto la natura è strutturata nel suo sviluppo, e dunque intelligibile – l’arte ha a che fare con questo.

Ma possiamo andare oltre e dire che le forme biomorfiche di queste statue sono date dalla distribuzione della materia lungo linee di stress, le quali seguono il flusso delle tensioni in cui si ripartiscono i carichi meccanici di un sistema. Ogni singola figura emerge da vincoli regolativi, ed è una delle possibilità morfogenetiche in un campo dato. L’artista lavora sui programmi di sviluppo alla base delle differenze tra organismi appartenenti a specie diverse. E dunque sulle variazioni all’interno di un principio che è quello dell’unità di composizione, dove al di fuori dell’arte s’incontrano idealmente – ma non senza ambiguità – il piano di consistenza di É. Geoffroy Saint-Hilaire e i reticoli cartesiani di D’Arcy W. Thompson”.


ospite
RAFFAELLO GALIOTTO
via Arso, 15 36072  – Chiampo – Vicenza Italy
tel. +39 0444 688 404 – 0444 688 594
e-mail: info@galiottodesign.it

immagini
Raffaello Galiottto

info

  • RAFFAELLO GALIOTTO
    FUTURA_SCULTURE IN MARMO
  • Pietrasanta – Sala delle Grasce
  • Centro Culturale “Luigi Russo”
  • Via S. Agostino, 1
  • 28 marzo – 19 aprile 2026
  • martedì – venerdì 16:00 – 19:00
  • sabato – domenica 10:00 – 13:00 / 16:00 – 19:00

 

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