La siepe diabolica
a cura di Alessandra Corradini
Aspetta prima di progettare
La progettazione del verde è geometria pura.
Nelle planimetrie si vedono dei cerchi e dei rettangoli, in 3D ci sono delle sfere e dei parallelepipedi, a volte, spingendosi un po’ più in là, si ravvisano dei coni e qualche piramide.
Sempre, ma dico sempre, ci sono dei rettangolini/parallelepipedi disegnati contro il confine delle proprietà, di qualunque proprietà si tratti.
Potremmo parafrasare che “Qui, si fanno le siepi, o si muore”.
L’Italia è il paese delle siepi a sua insaputa, dei rettangolini obbligatori che non si sa perché si debbano mettere, ma si mettono, un po’ come le marche da bollo.
Detto così, sembra tutto a posto, ma in effetti forse qualcosa manca per terminare la progettazione e dare il via ai lavori.


Lasciamo fuori tutte le altre forme geometriche pure e stiamo concentrati sui rettangolini/parallelepipedi: sono lungo tutti i confini della proprietà? Sono ben addossati alle recinzioni in ferro, in cemento, in legno, in lamiera, in rete metallica?
Sono, sono!
E l’impresa di costruzione ha fatto piantare, a fine cantiere, una vagonata di piantine sempreverdi in fila come soldati, propedeutiche alla vendita degli appartamenti, contro la recinzione?
Certamente, perbacco!
E, nella terra di riporto, cioè quella delle macerie del cantiere edile ricoperta con una spolverata di terra di coltivo (come cacao sul Tiramisù), è stato seminato il prato inglese?
Ma ovviamente!
E allora, davvero, possiamo dormire sonni tranquilli.

E no che non si può, perché non abbiamo fatto i conti con lo spiritello delle siepi.
Io vi avviso, se volete dormire beati, passate ad un’altra lettura che stia nel perimetro della vostra idea di tranquillità.
Altrimenti sarete costretti a conoscere il pensiero di questo spiritello che, al momento, muove la mia mano sulla tastiera e mi chiede di farvi questa domanda: che cosa è una siepe?


Vi aiuto: prima di diventare rettangolini/parallelepipedi, le siepi sono piante.
Non piante destinate per forza a fare da siepe, ma semplici piante più generose delle altre, perché sopportano le potature in forma geometrica. Questo vuol dire che, come tutte le altre piante, hanno esigenze, forme e modalità di crescita specifiche. Come succede per una pianta di basilico che vuole il sole e molta acqua, così succede per una pianta che qualcuno ha deciso di mettere in fila indiana contro una rete metallica.
E voi lo sapete che esigenze ha il rettangolino/parallelepipedo che state disegnando?
Le stesse del basilico, oppure vuole l’ombra e può crescere fino a dieci metri? E che terra vuole? Gli basta una spolverata di terra di coltivo sopra le macerie del cantiere o tra due anni sarà un rettangolino decimato, mal potato e rinsecchito?
Mi sa che conviene aspettare prima di tirare rettangolini in Autocad o parallelepipedi in SketchUp o in Rhino. A proposito, visto che, appunto, si possono facilmente modellare le siepi in 3D, voi lo sapete come cresce la siepe che avete scelto nel vostro disegno? Lo sapete quanto diventa larga e alta? Modellare una siepe scegliendo uno pianta specifica è una scelta di progetto come un’altra, non è un modo per buttare lì una barriera, anzi, è un modo per farvene dire dietro e davanti di tutti i colori, dopo poco.
Perché le piante mal scelte nel giro di poco tempo saranno peggiorate, magari alcune saranno moribonde e l’insieme risulterà molto diverso dal vostro bel disegno così realistico. Lo spiritello delle siepi suggerisce che vi conviene avere paura del realismo dei software di modellazione, perché, se non sapete che cosa state disegnando, illudono il cliente. E un cliente, illuso prima e deluso poi, si arrabbierà. Tenete presente che una siepe modellata per stare al sole, ma scelta in vivaio tra le piante da ombra, non vi darà scampo, perché non ci sarà modo di correggere l’errore.
Conviene aspettare prima di progettare, conviene domandarsi quale siepe scegliere, quali caratteristiche dovrà avere, quanto dovrà crescere, a che cosa servirà e se servirà.
Mettere una siepe contro una recinzione non è un obbligo di legge e non è detto che sia la soluzione migliore, anzi, molto spesso non lo è. È solo un gesto sbrigativo e ripetuto che nasce dal fatto che si ignorano le alternative e si ignorano le regole della progettazione del verde. Lo spiritello giura che la maggior parte delle siepi che vediamo in giro in Italia siano sbagliate, che più della metà non servano e che alcune creino, addirittura, situazioni di pericolo.

C’è un problema di innalzamento delle temperature che, noi che lavoriamo con il verde, constatiamo in tutte e quattro le stagioni, per cui pensate a mettere alberi, alberetti, pergolati, pensate prima di tutto a creare l’ombra, poi, se vi serve davvero, mettete una siepe!

La siepe è utile se deve fare da divisione, da barriera, da schermo e può essere in forma geometrica. “Può” essere, non “deve” essere. La forma geometrica ha senso quando piace al cliente, quando ci sono i soldi per pagare i giardinieri capaci di fare sia l’impianto che la manutenzione, quando c’è un progettista che sceglie le piante adatte al contesto e quando c’è poco spazio ed è necessario schermarsi

Bisogna sapere bene quello che si sta facendo, altrimenti il cliente si ritrova con costi fissi di potatura che non è detto possa permettersi. Intanto però le piante crescono e che cosa ne sarà del vostro progetto? E del vostro cliente?


Esistono anche le siepi miste che hanno bisogno di più spazio, ma di minori potature. Si fanno scegliendo le piante adatte e accostandole tra di loro. Sembrano più difficili da progettare, ma non è vero, perché se si sbaglia un tipo di pianta, sarà sofferente solo quello, ma gli altri saranno in buona salute. Le siepi miste più belle sono quelle in forma libera, cioè quelle che non vengono potate geometricamente e le cui piante crescono in modo naturale.


Lo spiritello sostiene che sia per le siepi in forma naturale, sia per quelle geometriche o comunque più rigide, bisogna saper disegnare il sesto d’impianto. Cioè bisogna fare i conti e sapere a quale distanza tra loro vanno messe le piante.
Troppo spesso, infatti, le piante sono ammassate, perché non si vuole vedere lo spazio tra una pianta e l’altra, ma questo è un grave errore di progetto e un’assurdità. Per poter crescere fino a formare una siepe, le piante non solo devono essere distanti le une dalle altre, ma dobbiamo anche sapere quale è la distanza, sulla base della loro specifica crescita.



E già che parliamo di spazio, non solo dobbiamo rispettare quello per le piante, ma anche quello per il giardiniere che non merita il regime 41-bis, ma ha diritto a muoversi in libertà, per fare un buon lavoro di potatura e di pulizia.
Ditemi voi, in Italia, quante volte vedete una siepe piantata in modo che ci sia uno spazio tra la recinzione e la siepe stessa?
Quante volte, in Italia, si devia il traffico, perché si invade la carreggiata per poter fare le potature? Quante volte, in Italia, si invade il marciapiede per fare la potatura dei rettangolini/parallelepipedi? Quante volte queste siepi avrebbero tutto lo spazio di svilupparsi completamente all’interno dei giardini che delimitano e invece sono incollate al confine?
Quante volte queste siepi servono davvero?

Questa recinzione di notevole pregio ha davvero bisogno al suo interno di avere una semplice e dozzinale Photinia spiaccicata contro? Che cosa scherma? E come si pota?
Al piede di un muro così elegante si poteva mettere una bordura mista in forma naturale, non molto alta, che lo sottolineasse e che ne lasciasse in vista anche dall’interno la parte alta. Oppure si poteva proporre al cliente di non mettere nulla, visto che non c’è nulla da schermare, lavorando su arbusti distribuiti sul grande prato interno.



Il nostro è il paese delle recinzioni e delle siepi e questa è la nostra cultura, da secoli.
E allora facciamone la nostra cifra stilistica, facciamo che tra la siepe e la recinzione ci sia il giusto spazio, un nesso logico, un dialogo estetico, un pensiero che ci faccia capire che sì, la siepe c’è per un motivo. L’importante è sapere che la siepe è composta da piante conosciute, scelte e piantate secondo quelle obbligatorie regole della progettazione del verde, uguali in tutto il mondo.
Abbiamo detto che non ci deve prendere la mano il disegno dei rettangolini e allo stesso modo non ci deve prendere la mano l’obbligo di schermarsi. In alcuni casi, le siepi non vanno utilizzate, né geometriche, né miste, né in forma libera, perché sarebbe un errore.
Chiudere alla vista i piccoli parchi giochi comunali delle città, per me, è una follia.
Tutti devono vedere che cosa succede all’interno di un parco giochi; attraverso una recinzione trasparente, chi sta fuori e cammina sul marciapiede deve vedere dentro e chi sta dentro deve vedere fuori.
Questa visibilità, questo controllo discreto, a costo zero e a misura d’uomo è un deterrente efficace per chiunque non abbia buone intenzioni. Ditemi voi quanti parchi giochi comunali con recinzione e relativa siepe sempreverde (sofferente e mal potata, appiccicata alla recinzione) avete visto? Non è forse una semplice questione di buon senso?
Nella vita mi è capitato di dover convincere il direttore della filiale di una banca (che aveva il suo ingresso e il suo sportello di prelievo all’interno di un piccolo giardino) a non mettere la siepe contro la recinzione. È stata un’impresa, ho spiegato in ogni modo che chiunque avrebbe preferito entrare in banca e prelevare, di giorno e di notte, senza sentirsi chiuso tra muri di siepe che impedivano di vedere oltre la recinzione.
È stata un’impresa, perché il direttore riteneva che il giardino, progettato con fioriture e arbusti eleganti, ma senza siepe, sarebbe sembrato sguarnito e più povero. Ma il vero povero non sarebbe il cliente rapinato agevolmente allo sportello del prelievo?


Scegliere, disporre piante adatte al contesto, alle necessità e accudirle è l’unico modo per fare siepi a costi ragionevoli con risultati eccellenti.
E invece no, il modo in cui non conosciamo le siepi, le maltrattiamo, ma le mettiamo ovunque senza pensare è diabolico.
Lo sa bene il nostro spiritello che, fornito di corna e di coda, se la ride beffardamente ogni volta in cui vede un rettangolino verde in planimetria


a cura di
Alessandra Corradini
immagini
Alessandra Corradini, Pixabay, AI Gemini


