Panorama invernale con antico castello
Architettura,  Paesaggistica

Che cosa fanno le piante in inverno?

Le piante guardate in faccia

Inizio senza eleganza e parlo di me. Io detesto l’inverno. Non capisco le giornate corte e buie, mi adeguo al freddo ma non ci ho mai fatto amicizia. Rimango una persona estiva, anche in queste estati impossibili. Prometto, però, che qui vi dirò le cose come stanno, relativamente all’utilità indiscutibile dell’avvicendarsi delle quattro stagioni, tra cui c’è pure lui.
Il primo pregio dell’inverno è che ci accompagna verso la primavera, un po’ come il valzer dei fiori di Tchaikovsky che inizia innevato e sommesso con i fiati, si prepara al risveglio con la delicatezza dell’arpa e culmina con l’energia commovente degli archi che fanno sbocciare la vita.

Una foresta di abeti in inverno è lenta, buia e ovattata, come se la natura nascosta custodisse il segreto del suo grande sforzo per tornare a far festa in primavera.

In effetti questo è il periodo della quiescenza, cioè il letargo delle piante.

Letargo, però, non significa assenza di vita, ma esattamente il contrario, per cui non dobbiamo dimenticarci del verde del quale abbiamo cura, ma semplicemente teniamo presente questa particolare condizione.
Le piante sanno benissimo che cosa fare per vivere durante l’avvicendarsi delle stagioni, ma capita che noi mettiamo in un giardino ventoso e freddo una pianta di Limone. E ci offendiamo se a fine inverno abbiamo di fronte un cencio o, peggio, un cadavere:

come si permette il Limone, al centro dell’aiuola ombrosa, di essere la brutta copia di quello che abbiamo piantato la primavera precedente?

Sarebbe questo il momento di svelarvi i trucchi per salvare le piante durante l’inverno, ma il web è talmente zeppo di suggerimenti che io credo potrei esservi utile solo se vi dicessi come fare a imbroccare quelli sensati. Ci provo.
Partiamo dicendo che non perderei tempo con quei consigli che assomigliano ai rimedi della nonna, dispensati con un cappello di paglia in testa e cesoie d’antan tra le mani. Sposterei, invece, l’attenzione su quei giardinieri professionisti che, mentre divulgano la loro preziosa esperienza, ci intrattengono con video di sostanza allo scopo di fare pubblicità al proprio lavoro o al proprio vivaio.
Dopo questa mastodontica scrematura, ci resta parecchio tempo per farci un giro non in un grande garden center, ma in un vivaio.

Quale è la differenza tra i due? Oltre alle piante, il grande garden center in questo periodo vende renne luminose e candele, ha un bar dove sorseggiare una cioccolata calda e osservare le mille varietà di addobbi. In vivaio (piccolo o grande che sia), invece, troverete il vivaista che è colui che produce le piante che vende.
Non so dirvi se avrà addobbato le sue serre che possono essere calde o fredde, a seconda di ciò che deve coltivare. Quel che posso darvi per certo è che sa benissimo che cosa consigliarvi per il vostro giardino freddo e ventoso e dubito sarà una pianta di Limone. Non sto dicendo che in un grande garden center non si possano acquistare piante. Sto dicendo che, se avete bisogno di una pianta che resista al freddo, al vostro specifico freddo, in vivaio potrete vederla con calma, nella sua veste invernale, con i consigli di chi l’ha coltivata con le sue mani.

Il vivaista è concentrato sul suo prodotto vegetale e, in questo periodo, non è distratto dalle renne luminose, ma impegnato a vendere abeti ed Euphorbia pulcherrima, la stella di Natale.
Il vivaista, se fa molto freddo e vi vede interessati a sistemare il vostro giardino (al quale è saggio iniziare a pensare in questa stagione), magari vi offre un caffè, sulla cioccolata calda non giurerei.
Già che ci sono, vi racconto che l’Italia ha una tradizione vivaistica tra le più prestigiose ed è questo il motivo per cui la nostra esportazione di piante fa letteralmente il giro del mondo.

Aggiungo che tutto questo è dovuto alle nostre ataviche capacità (dalla coltivazione al paesaggismo), supportate da una legislazione florovivaistica tra le più avanzate.

Se volete mettere una siepe di Oleandri all’ombra, sulla dorsale appenninica, quindi, il vivaista vi dissuaderà senza paura di perdere la vendita, visto che potrà mostrarvi altri grandi arbusti sempreverdi, più adatti al caso vostro.
L’Oleandro, in effetti, è una pianta così antica che le sue origini si perdono tra la Palestina e la Grecia, luoghi che evocano un certo tipo di clima. Di solito detestiamo gli Oleandri, perché per noi sono piante stentate nelle fioriere fuori dai bar, messe lì per farci credere che avremo un po’ di intimità mangiando un toast.

Paraventi sull’orlo della consunzione, con foglie accartocciate grigio-giallognole, piene di smog e un po’ unticce.
Gli Oleandri ci sembrano molto sporchi perché sono sempreverdi, per cui non ricambiano le foglie tutte insieme, ma un po’ alla volta, durante tutto l’anno.
Non c’è, quindi, quel momento di grazia primaverile in cui le piante sono pulite e brillanti, grazie alle foglie tutte nuove.

Pensateci quando scegliete di mettere all’esterno qualsiasi sempreverde, se vivete vicino a strade di grande traffico.

Sono certa, però, che abbiate presente come sono belli gli Oleandri spontanei della macchia mediterranea, quelli calabresi, siciliani, sardi. Anche in Liguria se ne vedono qui e là affacciarsi spontaneamente sul mare, ma meno, perché gli Oleandri sono più contenti di stare al caldo meridionale (anche se, per il cambiamento climatico, molti di loro staranno risalendo le coste).
Date un’occhiata anche alle sponde dei fiumi e ai cantieri abbandonati dove i teli anti-radice – stesi in attesa di costruire mai – creano bacini d’acqua piovana che nel tempo si forano e lasciano tornare la vegetazione. Lì vi sarà facile vedere Oleandri in fiore, maestosi nei loro sei-sette metri di altezza.
Che somme possiamo tirare, a questo punto? E che cosa ci direbbe il vivaista? Che il robusto e adattabile Oleandro non sopporta il freddo eccessivo e che ha bisogno di terra umida e tanto sole. E, se proprio ci tenete ad averne uno sugli Appennini, sarà bene piantarlo in un grande e profondo vaso che d’inverno sposterete in una zona protetta, soleggiata e dove non si scende al di sotto di sei-otto gradi. Il vaso andrà in pieno sole anche d’estate, in un posto dove vi sarà facile bagnarlo, senza eccessi, ma ricordandovi che gli piace l’umidità.
Io, nel frattempo, vi immagino seduti a bere un caffè nell’ufficio del vivaista che sta per dirvi: “Caro cliente, c’è solo un modo per proteggere le piante durante tutte le stagioni, guardarle bene in faccia e conoscerle. Se sai quali sono le esigenze della pianta che ti piacerebbe mettere nel tuo giardino, avrai bisogno di pochissimi consigli e avrai poco da fare”.
Già, c’è poco da fare. In inverno possiamo togliere la neve dai rami perché non li rompa, creando un pericolo anche per l’uomo. Possiamo proteggere dal gelo con una copertura leggera, chiara e traspirante alcune piante che si trovano in piena terra e che, quindi, non muoiono al freddo, ma un po’ lo patiscono.  

Sui terrazzi, dove le piante sono tutte in vaso (il che le rende meno resistenti, perché si sono adattate a una condizione innaturale), proteggiamo dal freddo il terriccio con una pacciamatura. Proteggiamo dal freddo coprendo con un tessuto anche le chiome, ma facciamo attenzione che non si crei troppa umidità e che ci sia aria a sufficienza. Non tutte le vostre piante in vaso, però, hanno bisogno di protezione, sta a voi sapere quali. Diradate le bagnature ma non sospendetele e, se pioverà a lungo, risparmiate acqua, attendendo prima di annaffiare.

Le piante da appartamento che portate all’aperto nella bella stagione staranno benissimo nel vostro soggiorno, in un posto molto luminoso, anche soleggiato.

Ma le piante da interno non vanno mai al sole!

Eh no, ci sono piante che non lo reggono e altre, invece, che non vedono l’ora di prendere il sole invernale per poi tornare all’ombra durante l’estate. Sta sempre a voi sapere quali, tra tutte le vostre.
Mi viene spesso chiesto se ci sono piante che fioriscono in inverno.
Ne esistono poche, molte meno che nelle altre stagioni, ma esistono. C’è il Chimonanthus praecox (il classico Calicanto) di cui si vedono ovunque foto dei bei fiori gialli sul ramo nudo, ma non si dice che l’arbusto è disordinato e non splendido.

Per cui meglio non metterlo come pianta isolata e molto in vista, ma appartato e vicino, in modo da goderne il profumo che ricorda le mandorle.
C’è la movimentata Camellia sasanqua con i sui molti colori. E c’è, a rallegrare i nostri interni, la Schlumbergera, tanto snobbata quanto elegante nella fioritura.

Il mio elenco finisce qui, perché so quanto è bello andare in vivaio in inverno, per cui vi lascio un po’ di curiosità. Certo è che in un vivaio del Sud le piante in fiore saranno diverse da quelle in un vivaio del Nord. E ciò dipende dal fatto che è la natura a decidere e ad avere l’ultima parola, non il vivaista e men che meno noi.

Se una pianta è totalmente inadatta al luogo in cui pretendiamo di metterla, sarà sempre sofferente o, peggio, morirà.

Mi tocca dire a denti stretti che il problema non è l’utilissimo inverno, ma le nostre scelte inopportune da cui derivano i molti consigli nati per metterci una pezza.
Mi tocca anche ammettere che Tchaikovsky, nello Schiaccianoci, fa precedere il valzer dei fiocchi di neve al valzer dei fiori, per cui non ci resta che consolarci con la musica, piegarci all’ineluttabilità e attendere che l’inverno faccia ciò che deve fare.

A me non resta che scusarmi con i melomani per la mia libera interpretazione e approfittare dell’orchestra e di questo tempo sospeso per augurarvi buone feste e buon anno!


s f o g l i a l a g a l l e r i a

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ALESSANDRA CORRADINI
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