Architettura

Snake Building: un esempio di ciò che scegliamo consapevolmente di lasciare al futuro attraverso i progetti che realizziamo oggi

a cura della Redazione

Ad Aarschot, lo studio italiano C+S ARCHITECTS interpreta il concetto di Future Heritage attraverso una combinazione di spazio pubblico, materia e sapere costruttivo locale

Come si costruisce il futuro senza cancellare il passato? Come si trasforma una città senza perdere la memoria dei luoghi, dei materiali e delle comunità che la abitano? E come può l’architettura dare forma al cambiamento attraverso nuove opere senza spezzare il filo della continuità?

La risposta passa dal riconoscere che il patrimonio non è semplicemente qualcosa che ereditiamo, ma qualcosa che continuiamo a costruire. Un processo dinamico in cui memoria e trasformazione concorrono insieme a dare forma ai luoghi che si lasceranno in eredità alle generazioni future.

Ad Aarschot, in Belgio, lo studio italiano C+S ARCHITECTS affronta queste tematiche attraverso la progettazione dello Snake Building, la cui realizzazione si è conclusa qualche mese fa: un progetto che mette al centro lo spazio pubblico e il rapporto tra eredità costruita e trasformazione contemporanea.

Lo Snake Building nasce dalla collaborazione con a2o Architekten, studio di Hasselt incaricato di coordinare la rigenerazione del masterplan De Torens. Il progetto fa parte della trasformazione di un’ex area industriale nel cuore della città in un quartiere misto di residenze, commercio e spazi pubblici e coinvolge, oltre a C+S ARCHITECTS, anche De Vylder Vinck e DRDH.

A C+S viene assegnato il lotto che segna l’ingresso al nuovo quartiere. Invece di occupare interamente il volume previsto dal piano originario, lo studio sceglie di lavorare per sottrazione, liberando spazio per la città e rafforzando il dialogo con il tessuto storico esistente.

Maria Alessandra Segantini, architetto e direttore creativo di C+S ARCHITECTS, studio di architettura pluripremiato con sedi a Treviso e Londra, commenta: «Il nostro approccio all’architettura è guidato dall’idea di Future Heritage: un processo che nasce da una ricerca che si fonda sulle stratificazioni storiche, l’ecologia, i materiali e le tecniche locali, in cui ogni gesto reinventa le tracce del passato attraverso interventi capaci di evocare memorie, attivare i sensi, rafforzare l’identità dei luoghi e riconnettere le comunità alla natura. Lo spazio pubblico è la spina dorsale di tutti i nostri progetti. Ad Aarschot il progetto restituisce alla collettività uno spazio pubblico più ampio, che rafforza la continuità con il tessuto urbano, innestandosi sul sapere costruttivo locale».

Il progetto prolunga idealmente la Leuvenstraat, asse principale della città, all’interno dell’area di trasformazione. L’edificio arretra rispetto al sedime iniziale, amplia la piazza pubblica, migliora i percorsi pedonali e riapre la vista verso l’Old Orleans Tower sulla collina. Allo stesso tempo, consente a un grande albero di attraversare il parcheggio interrato, trasformando un vincolo tecnico in un elemento generatore del progetto.

Anche la copertura partecipa a questa “logica di sottrazione”. Le terrazze scavano il volume e costruiscono un profilo che richiama la sequenza irregolare dei tetti delle città fiamminghe. Quello che a prima vista appare come un monolite in mattoni si rivela così un edificio articolato, modellato dalla luce, dal paesaggio e dalla vita quotidiana.

«Nel Medioevo, le città fiamminghe erano circondate da “spazio comune” (il “common ground”): spazi condivisi destinati al pascolo, alla raccolta della legna, alla coltivazione», spiega Maria Alessandra Segantini, «Oggi, in un’Europa in cui si assiste ad una costante erosione dello spazio abitativo privato, ci piace pensare allo spazio pubblico — aperto, resiliente, biodiverso — come a una nuova forma di bene comune. Un luogo capace di dare corpo fisico all’idea stessa di comunità. Da Porto a Praga, da Bath a Gand o Firenze, la piazza è sempre stata un luogo di scambio: resistente nei materiali ma porosa agli eventi della vita. È lì che si commerciava, si protestava, si giocava, ci si fermava durante il pomeriggio. E accade ancora oggi. La misura delle piazze europee ci fa sentire a casa ovunque in Europa, come se esistesse una memoria condivisa costruita attraverso la democrazia, le risorse comuni, le politiche collettive. Uno spazio pubblico aperto, durevole, adattabile, riconoscibile. Come il campo veneziano — la forma urbana che continuiamo a portare con noi ovunque progettiamo — anche la piazza custodisce la memoria collettiva di un popolo. È il salotto della comunità. La casa urbana».

L’architettura dello Snake Building è pensata come una cornice per l’abitare. Il mattone definisce il carattere unitario dell’edificio e ne rafforza il legame con la tradizione costruttiva locale, mentre il legno compare nei punti di contatto con la vita quotidiana: logge, finestre, ingressi e facciate delle terrazze.

Le profonde logge, scandite da telai lignei, introducono una dimensione più domestica e tattile. Le aperture non seguono una griglia rigida ma una composizione più libera, suggerendo la possibilità di adattamento e trasformazione nel tempo. Dall’interno, le finestre inquadrano scorci sempre diversi della città e del paesaggio circostante.

L’architettura dello Snake Building definisce un sistema abitativo in cui l’involucro edilizio assume un ruolo attivo nella relazione tra edificio e abitante. Le profonde logge, delimitate da telai lignei, introducono una variazione materica all’interno della facciata, segnando il passaggio tra la struttura esterna e gli spazi destinati alla vita quotidiana.

La composizione delle aperture supera una configurazione seriale e introduce una distribuzione variabile dei vuoti in facciata. Questa scelta consente all’edificio di mantenere una capacità di adattamento nel tempo, favorendo differenti configurazioni d’uso e un rapporto dinamico con il contesto urbano.

Dall’interno, le finestre costruiscono una sequenza di inquadrature sul paesaggio circostante, mettendo in relazione gli ambienti domestici con le trasformazioni stagionali e con la presenza delle colline.

La definizione dei dettagli costruttivi contribuisce alla caratterizzazione dell’edificio: i giunti arretrati, la continuità del laterizio che prosegue all’interno delle logge e le bow-window sviluppate fino alla copertura rafforzano il rapporto tra struttura, involucro e spazio abitato

«Abbiamo lavorato con artigiani locali», spiega ancora Segantini. «Abbiamo rispettato il loro sapere. Abbiamo costruito in mattone non perché sia di moda, ma perché è durevole. Specifico. La scelta del materiale non è semplicemente estetica: è una presa di posizione. Un modo per affermare il valore della memoria e del lavoro manuale. In un contesto come Aarschot, fatto di facciate sedimentate nel tempo e identità civica accumulata, usare materiali tradizionali non significa celebrare nostalgicamente il passato, ma abitarlo, scavarlo, trasformare la continuità in qualcosa di vivo. Anche la forma curva e irregolare dell’edificio nasce da questa logica: meno un gesto formale, più una negoziazione con il contesto urbano e con i materiali stessi, con il tempo lungo necessario per metterli in opera».

Ed è forse proprio in questa forma di artigianato discreto, che l’edificio smette di sembrare qualcosa di progettato e inizia ad apparire come qualcosa di ritrovato.

Non un oggetto posato nella città, ma estratto da essa.

Il legno, introdotto nei punti in cui la struttura si apre e si lascia abitare, non addolcisce tanto la forma quanto la sua fragilità. Ricorda che ogni architettura deve tenere insieme più dimensioni: radicarsi nella tradizione e nel contesto, rafforzare l’identità della comunità attraverso la costruzione e la durata, ma allo stesso tempo lasciare spazio alla trasformazione e alla vita.

L’edificio emerge così come una sorta di scultura abitata in mattoni, mentre finestre, ingressi e facciate delle terrazze in boiserie lignea — tutti materiali riciclabili al 100% — introducono una dimensione domestica e calda nella composizione.

La materia racconta sempre una storia. Una storia di mani, di tempo, di luogo.


committente
Dyls, Belgio

progetto architettonico e direzione artistica
Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini, C+S Architects

Piazza San Leonardo, 15-16
31100 Treviso, Italia
T +39 0422 306844


Progetto esecutivo e direzione lavori
a2o Architekten, Hasselt
Belgio

immagini
Alessandra Bello

s f o g l i a l a G a l l e r i a


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