Architettura,  Outdoor,  Paesaggistica

Tutti vogliamo uno spazio esterno

a cura di Alessandra Corradini

Il nuovo valore del “fuori”

Sotto ai nostri piedi, nei prati, Lamium e Veronica persica ci ricordano che è iniziata la primavera. Non sono gli unici, perché anche i balconi e i terrazzi tornano protagonisti.
In questi ultimi dieci anni, con una fenomenale accelerazione dopo la pandemia, lo spazio esterno privato ha assunto un ruolo da protagonista. Soprattutto nelle grandi città, ma non solo, perché tutti vogliono “stare fuori” a casa propria.

 Questi spazi – per lo più ripostigli per scope – hanno assistito alla loro nobilitazione, al punto da essere percepiti come una necessità primaria.

Qualsiasi agente immobiliare, oggi, racconta al cliente, prima di tutto, la fortuna di avere un balconcino e il privilegio di avere un terrazzo.

Sembra scontato? Non lo è.

Progetto e realizzo terrazzi da più di venti anni e il pensiero comune non è sempre stato questo.

Mi è capitato di sentirmi dire che sarebbe stato meglio che lo spazio esterno non ci fosse, per evitare di perdere tempo con le piante e per evitare di pagare di più l’appartamento. Giuro che mi è capitato.

Progetto di massima per un terrazzo a Milano: rendering planimetrico
Progetto di massima per un terrazzo a Milano: rendering planimetrico

Oggi, invece, in presenza di uno spazio esterno si registra un aumento del valore dell’immobile di circa il 10-15%: da deposito per scale troppo lunghe a finestra sul mondo, direi che stiamo assistendo a un cambiamento rivoluzionario dei nostri costumi.

Pare tutto molto bello, finché la fretta di colmare anni di spazi sprecati non si avvicina pericolosamente al paciugo.

Non vorrei frenare gli entusiasmi di chi ha finalmente un appartamento con uno spazio esterno, ma semplicemente dico di fare attenzione, perché l’acquisto compulsivo e l’accumulo di oggetti da esterno ci riportano al punto di partenza. Anziché deposito di scope, deposito di sdraio, fioriere e ombrelloni.
Il fai-da-te può essere una scelta rischiosa. Per cui dico sempre nei mei corsi e ai miei clienti di lasciare i lavori più complessi e delicati ai professionisti e di tenere per sé il piacere di gesti semplici.

Potare male una pianta costosa o posare un impianto di irrigazione in modo non corretto, non aiuta a risparmiare, ma a spendere.

Sottovalutare la complessità della progettazione del verde è un errore comune, perché si pensa sia meno impegnativa di una ristrutturazione di interni, ecco perché sembra scontato che il fai-da-te sia più che sufficiente.

Ci si accorge che le cose non stanno così quando la Camelia più bella e costosa del vivaio, acquistata per creare un punto focale sul terrazzo, inizia a denunciare di essere una pianta acidofila di cui nessuno conosce veramente le necessità.

Progetto di massima per un terrazzo a Milano: planimetria del verde
Progetto di massima per un terrazzo a Milano: planimetria del verde

La sua denuncia è silenziosa, ma ben visibile, perché il suo aspetto peggiora, magari mentre l’impianto di irrigazione mal posato inizia irrimediabilmente a perdere.
Il potere curativo del giardinaggio e il benessere che se ne trae vengono pregiudicati dall’ansia per le condizioni delle piante e degli impianti, se non lasciamo il lavoro complesso ai professionisti.

Occupiamoci di piccoli lavori rilassanti e facciamo scelte che siano consone alle nostre possibilità economiche: il verde non richiede investimenti faraonici per regalarci un quarto d’ora di serenità, mentre annaffiamo le nostre piante al tramonto.

La questione della sottovalutazione del verde mi sta a cuore, perché è un dato di fatto con cui mi scontro di continuo.

I clienti non conoscono il nostro lavoro e lo immaginano meno tecnico e più rapido di una progettazione degli interni.

E gli architetti che si avvicinano alla progettazione del verde spesso pensano che tutto si risolva in modo molto più semplice: si tratta solo di terra e piante, no?

Progetto-di-massima-per-un-terrazzo-a-Milano-rendering-prospettico
Progetto di massima per un terrazzo a Milano: rendering prospettico

In effetti, no. C’è un rapporto con la committenza che di solito ha le idee meno chiare rispetto alla sistemazione del proprio appartamento.

Committenza che pretende, però, soluzioni immediate, perché il percepito è sempre lo stesso: che cosa ci vuole a mettere quattro fiori?

E c’è il professionista che si scontra con un settore che offre meno in termini di arredi, di materiali, di colori, di forme, di design, di qualità e di preparazione delle maestranze di cantiere, rispetto a ciò a cui è abituato.

Questo svantaggio con cui si parte a progettare il verde deve essere tenuto presente dal professionista e deve essere comunicato al cliente.

Definirei questa una vera mediazione culturale, perché un terrazzo non capita, ma si costruisce attraverso passaggi tecnici obbligati. 

Prendiamo l’illuminazione: non possiamo offrire al cliente la stessa quantità di lampade che i cataloghi offrono per gli interni, perché i produttori (anche i più famosi) e i designer riservano agli esterni una minima parte del loro lavoro.

All’esterno dobbiamo anche fare i conti con gli agenti atmosferici, per cui le lampade devono essere resistenti all’acqua e alle polveri.

Potremmo dire che la leggerezza del design è inversamente proporzionale al grado di protezione del corpo illuminante.

Progetto di massima per un terrazzo a Milano: rendering prospettico, visione serale.
Progetto di massima per un terrazzo a Milano: rendering prospettico, visione serale.

Aggiungerei che, in Italia, siamo storicamente abituati a designer d’eccezione e a lampade iconiche, per cui spiegare al cliente che tutta l’eleganza del Made in Italy non è detto sia trasferibile appieno sul terrazzo, non è semplice.

Potrei andare avanti con altri esempi, perché questo “fuori” oggi così ambito è una terra di mezzo tra il giardino e l’appartamento.

Diciamo che proprio questa sua caratteristica rende complessa la progettazione che si svolge sul filo del rasoio fra tutto ciò che si può fare all’interno e tutto ciò che non si può fare in un giardino.

Terrazzi e balconi non sono una decorazione di recente scoperta, non sono una ciliegina sulla torta della progettazione degli interni.

Penso che la sfida davvero interessante dei prossimi anni sarà trasformare anche quattro metri quadrati in una stanza in più, ma “fuori”.

Non per fare bella figura, ma per regalare al cliente il benessere e il piacere di una lentezza dimenticata:

osservare le proprie piante crescere secondo i tempi della natura, magari con le stelle sopra la testa.


a cura di
Alessandra Corradini
Paesaggiostudio

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Alessandra Corradini

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